Strategie, relazioni, futuri scenari

Bisogna prendere atto di una cosa: la crisi dell’associazionismo, che negli ultimi anni è stata ulteriormente aggravata dalla chiusura delle sale, dall’avvento del digitale e dal venir meno del sostegno pubblico, soprattutto locale.

Questa situazione richiede anche una profonda revisione del rapporto tra Associazione Nazionale e singoli cineforum e circoli, che continuano a sopravvivere nonostante tutto e che cercano in un certo senso di “cambiare pelle”, cercando di superare la fisionomia tradizionale dell’associazione come luogo di proiezione di film – che siano prime o seconde visioni, strutturate a volte secondo cicli tematici – da prelevare tra le disponibilità della distribuzione commerciale. Gli investimenti troppo costosi richiesti dall’installazione del proiettore DCP, costringono i cineforum a proiettare i film in bluray o dvd, aspettandone l’uscita e pagando i relativi diritti alle case o a soggetti commerciali che gestiscono pacchetti e che si fanno garanti rispetto all’eventualità, peraltro frequente, di proiezioni illegali.
Negli ultimi anni sono nate e cresciute piccole società di distribuzione che mettono a disposizione film di produzioni indipendenti, con particolare attenzione al documentario e al docu-fiction, generi che a livello mondiale stanno vivendo una feconda stagione di crescita e di sviluppo creativo. A questi si aggiungono film di finzione che interpretano situazioni sociali di conflitto nelle varie parti del mondo.
Sono, queste, proposte di grande interesse, che danno la possibilità ai cineforum di uscire da un certo immobilismo e di diventare, nuovamente, dei centri di cultura e di approfondimento delle strategie audiovisive in atto.

La FIC sta tentando di costruire una relazione diversa con i cineforum associati, puntando in particolare sull’edizione, ogni anno, di un pacchetto di film – 6/7 titoli – che affrontano importanti problematicità del presente, sia per quanto riguarda le aree di guerra che i conflitti etnici, le discriminazioni razziali, le identità di genere.
Un altro obiettivo su cui la FIC lavora è quello dell’accessibilità all’utilizzo dei supporti dvd e bluray nel rispetto della legalità e la stipula di accordi per la presentazione, a prezzi sopportabili, di materiali audiovisivi, ideali per l’organizzazione di serate tematiche con dibattiti, seminari e approfondimenti.
Di fondamentale importanza è il rapporto con il mondo universitario, che non riguarda solo l’Università di Bergamo, dove la FIC è ospitata per tramite della Fondazione Alasca, ma anche con altre Università che abbiano nei loro dipartimenti corsi e indirizzi di laurea riferibili al cinema e più in generale al settore dell’audiovisivo. La collaborazione, che prevede l’ospitalità degli studenti nei loro percorsi di ricerca, si concretizza nel tradizionale convegno FIC di settembre, distribuito su tre anni – il primo si è svolto nel 2013 – e che ha come tema il divismo nel cinema americano e europeo dagli anni ’30 agli anni ’90.

Non va dimenticata la particolare attenzione posta dalla Federazione all’organizzazione e alla fruizione degli archivi, donati insieme a quelli di Bergamo Film Meeting e Lab 80 alla Fondazione Alasca, ordinati e gestiti dalla stessa; un patrimonio incalcolabile, utilizzato nel corso dell’anno da centinaia di studenti, appassionati, docenti e critici.
La FIC, inoltre, ritiene di importanza fondamentale la pubblicazione della rivista «Cineforum», strumento indispensabile per la scelta dei film, per l’informazione e l’aggiornamento riguardo alle nuove tendenze in atto sul piano nazionale e internazionale, per le riflessioni teoriche sulla storia del cinema e sui cambiamenti in atto in un settore che, anche grazie alle nuove tecnologie, sta mostrando grande vivacità e varietà nell’offerta. Oltre all’edizione cartacea, «Cineforum» da circa un anno ha anche un’edizione web (www.cineforum.it), costantemente aggiornata rispetto alle uscite dei film in sala, tempestiva nella cronaca riguardante i più importanti festival internazionali: questa impresa sta riscuotendo un successo che sta andando oltre le aspettative, confermando la grande rilevanza della rete nello scambio comunicativo con l’utente, senza rinunciare peraltro alla qualità del discorso critico sviluppato nel sito (cui, non a caso, collaborano le stesse persone che scrivono per la tradizionale edizione cartacea) e dell’informazione. La differenza, per quanto riguarda quest’ultimo aspetto, è palese, se si confronta il sito di Cineforum Web con altri siti, che spesso contengono imperfezioni, notizie non verificate, errori grossolani e incompletezze facilmente verificabili. Riteniamo quindi che sia ormai indispensabile l’utilizzo della rete come strumento di informazione ragionata, di supporto critico tempestivo dei film che escono e trattazione dei “fatti del giorno”, nel rispetto dell’intelligenza di chi nei siti cerca conoscenze e competenza.

A Fiesole, due anni fa, durante il tradizionale convegno organizzato dalla FIC nel mese di settembre, c’era stato un confronto tra tutte le Associazioni nazionali di cultura cinematografica. Nel corso del dibattito era emersa l’intenzione di una maggiore collaborazione tra i diversi soggetti, bilanciata però dalla paura – o, in alcuni casi, da dichiarazioni sulla difensiva – di perdere fette di autonomia o di quote del sostegno pubblico.
La FIC, in base anche alle ultime prese di posizione da parte di alcune associazioni, ha maturato la convinzione che:

– La collaborazione tra Associazioni può esistere anche senza il venir meno delle singole strategie di intervento. Sarebbe utile, però, che le Associazioni rendano pubblici gli elenchi dei propri associati, che tra l’altro sono depositati al Ministero come corredo alla domanda di sovvenzione, in modo da definire una mappa il più possibile precisa dei cineforum esistenti in Italia e della loro distribuzione nelle singole regioni.

– Va condiviso l’investimento sulla distribuzione di film che possono “nutrire” in modo diverso, ma certamente più stimolante, le programmazioni dei diversi cineforum e cinecircoli. L’edizione condivisa, ad esempio, di dvd di film poco conosciuti, contemporanei e non, sarebbe auspicabile: ogni Associazione potrebbe attivare canali differenti di diffusione dei titoli scelti, aumentando così la quota degli spettatori che, senza azioni così filtrate, sarebbe di dimensione assolutamente irrilevante.

– Vanno riconsiderati i criteri di valutazione con cui sono assegnati i contributi da parte del Ministero, alla luce, come si diceva prima, dei cambiamenti identitari delle associazioni di cultura cinematografica che agiscono nei singoli territori di competenza, dove si nota una maggiore flessibilità dell’offerta e l’esigenza di un più consapevole orientamento nel mondo, sempre più allargato e poliforme, del digitale.

– In questo senso, la FIC sta lavorando su una diversa relazione con i cineforum aderenti, basata non come una volta sulla semplice informazione riguardo alla reperibilità dei film o ai servizi offerti, ma su una consulenza più attiva, volta a far conoscere nuove e più vivaci opportunità. Il cineforum va sollecitato a “cambiare pelle”, a diventare un centro dinamico, a relazionarsi con l’istituzione locale e con altri soggetti che agiscono in settori diversi ma con i quali si possono inventare percorsi in comune. L’azione delle associazioni va valutata anche e soprattutto sulla base della massa critica, della complessità progettuale, della presenza partecipe di ciò che sta avvenendo nell’universo audiovisuale.

– La FIC da un paio d’anni ha attivato una Segreteria più dinamica, che alla consulenza su questioni legali, statutarie e relative ai criteri di costituzione del cineforum affianca un dialogo su temi oggi cruciali come le strategie culturali, l’incidenza delle stesse sul contesto ambientale in cui l’associazione intende agire, le modalità della programmazione che deve essere anche e soprattutto una proposta credibile per la possibile utenza.

– Il problema del funzionamento essenziale della struttura non è più eludibile. La qualità del servizio è ulteriormente assicurata da personale regolarmente retribuito con contratto di lavoro partime, a scadenza o a tempo determinato. Tale impegno da parte dell’Associazione richiede assunzione di responsabilità e quindi impegno e risultati tangibili dei soggetti lavorativi coinvolti.

– Nell’ambito editoriale, è comunque importante la difesa della pubblicazione tradizionale su carta e in abbonamento, per una trattazione “larga” e a più voci dei diversi argomenti: film e autori di particolare rilevanza, considerazione sul passato e sul presente dello sviluppo del cinema nei suoi elementi più pregnanti come il linguaggio, le incidenze sociologiche e politiche, i sistemi narrativi e i processi rappresentativi, la nuove emergenze economiche e produttive, l’utilizzazione del web e la fruizione attraverso mezzi alternativi alla visione di sala (telefonini, tablet, pay per view ecc.). Questa formula, che conserva i favori di una fascia ancora consistente di lettori, permette di mantenere una relativa elasticità di intervento anche rispetto alle uscite in sala dei film di cui proporre recensioni o approfondimenti: tempi meno pressanti per una riflessione sul presente, soprattutto, più argomentata e articolata sia nei dettagli delle singole opere che in relazione al quadro generale. Stiamo in ogni caso verificando negli ultimi due anni che l’edizione tradizionale della rivista cartacea sta acquistando nuovi lettori (e convertendo in alcuni casi anche quelli tradizionali) anche nel formato pdf, che evidentemente consente di sveltire i tempi di consegna, di risparmiare sui costi economici di abbonamento e acquisto, e sullo spazio fisico sugli scaffali della libreria: da quando è stata aggiunta questa possibilità (dal novembre 2012), nuovi abbonamenti e richieste di arretrati nel formato digitale sono sempre più frequenti.

– Le Associazioni nazionali devono uscire dal loro immobilismo, per aprirsi ai nuovi ambiti e alle nuove richieste, con interventi che non riguardano solo i loro associati, ma più in generale un pubblico che è molto cambiato, che è diventato poco identificabile, che viaggia su piattaforme poco controllabili, che si indirizza a volte, su situazioni di durata limitata, “scomparendo” poi a proposte più strutturate e continuative.

Bergamo, 24 giugno 2014

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