37° Convegno Studi Vedere e Studiare Cinema
Bergamo, 16-17 ottobre 2026
CULT! Sala dell’Orologio (Piazza della Libertà)
Ingresso libero, senza prenotazione
a cura di Adriano Piccardi
Tra le uscite del 2025 e 2026, i film dei giovani registi italiani delineano un panorama nuovo e composito sulla nostra attualità. Pur non trovandoci esplicitamente di fronte a un movimento o a una scuola che dir si voglia, è chiaro che ci sia un filo rosso che unisce le opere di questi autori. Tutti si specchiano nell’urgenza di svincolarsi rispetto ai modelli produttivi dominanti (a favore di modalità produttive indipendenti), hanno una formazione ibrida (che spazia dalla musica al teatro, prima di approdare al cinema), condividono un linguaggio capace di ibridare i generi e i codici linguistici. Se c’è qualcosa che accomuna i loro film è una sorta di lateralità dello sguardo da cui sono generati, che gli permette di mostrare il loro oggetto (il nostro presente, in senso lato) in modo peculiare, non facilmente etichettabile, talvolta sorprendente, provocando curiosità e aspettative sul piano sia estetico sia di contenuto.

Il programma:
Venerdì 16 ottobre
ore 16.30-19.30
TALK
Arthouse ma non troppo. Il nuovo cinema italiano dal soggetto alla sala
intervengono:
• Paola Corti e Monica Naldi (ideatrici e curatrici della programmazione di Cinema Beltrade)
• Giulio Sangiorgio (direttore responsabile di FilmTv, Bianco e Nero, direttore artistico di BAFF – Busto Arsizio Film Festival e di Associazione Dinamo Culturale, Lecco)
• Alberto Palmiero (attore e regista)
• Gianluca Arcopinto (produttore cinematografico)
• Gregorio Paonessa (produttore cinematografico)
ore 21
PROIEZIONE
Tienimi presente (Italia, 2025) di Alberto Palmiero
con presentazione e Q&A, alla presenza dell’autore
Alberto, giovane regista disilluso, è convinto che il cinema non abbia più nulla da offrirgli. Dopo anni vissuti a Roma nella speranza di fare un film, decide di tornare nella sua città natale, Aversa. La vita di provincia, con i suoi ritmi lenti e i volti familiari, sembra offrirgli un rifugio inaspettato. Tra vecchi amici, nuove conoscenze e qualche momento di pace, Alberto ritrova una tranquillità che aveva perduto. Ma basta poco perché riaffiorino i dubbi, i desideri messi da parte e quella domanda che non smette mai di tormentarlo: cosa fare davvero della propria vita?
Diretto e interpretato da Alberto Palmiero; prodotto da Gianluca Arcopinto, Simone Gattoni, Marco Bellocchio. Premio Miglior Opera Prima alla Festa del Cinema di Roma 2025 (Sezione Freestyle), Premio Milazzo Film Festival 2026; nomination ai Premi David di Donatello (Miglior esordio alla regia).
Sabato 17 ottobre
ore 10.30-13.30
PANEL E INTERVENTI CRITICI
Futuro anteriore
a cura di Anton Giulio Mancino
Il rilancio dell’autore
a cura di Jonny Costantino
Modera: Adriano Piccardi
ore 13.30
COFFEE BREAK
ore 15.30-18.30
PANEL E INTERVENTI CRITICI
Oltre la geografia. Paesaggio e narrazione nel nuovo cinema del Nord Est
a cura di Chiara Borroni
Ben-venduti al Sud. Le produzioni cinematografiche nel Meridione d’Italia tra Film Commission, luoghi comuni e nuovi autori
a cura di Rosario Gallone
Modera: Alessandro Uccelli
Bios & Abstracts:

Paola Corti e Monica Naldi, milanesi, ideatrici e curatrici della programmazione di Cinema Beltrade, co-fondatrici di Barz and Hippo, società nata nel 1996 che oggi gestisce, oltre al Beltrade, anche l’Auditorium Padre Reina a Rho e il Cineteatro Peppino Impastato a Cologno Monzese.

Giulio Sangiorgio (Lecco, 1984) è giornalista, critico cinematografico e programmatore di festival, membro del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani (Lombardia). Dal 2017 è direttore responsabile del settimanale FilmTv e da maggio 2025 di Bianco e Nero (periodico monografico quadrimestrale del Centro Sperimentale di Cinematografia). Dal 2024 è direttore artistico di BAFF – Busto Arsizio Film Festival e di Associazione Dinamo Culturale (Lecco). Dal 2021 è co-direttore del festival internazionale I mille occhi di Trieste, insieme a Olaf Moller. Dal 2014 al 2021 è stato selezionatore per Filmmaker Festival di Milano, ritornando poi a questo ruolo nel 2024. Dal 2017 a oggi è collaboratore per La Milanesiana di Milano insegna allo IULM.

Alberto Palmiero è nato il 5 gennaio 1997 ad Aversa (CE). Nel 2013 si trasferisce a Chicago (IL, Stati Uniti) per un anno grazie a una borsa di studio AFS. Questa esperienza gli permette, per la prima volta, di avvicinarsi al mondo del cinema. Tornato in Italia, si iscrive all’Università degli Studi di Salerno nel 2015 con una specializzazione in Informatica. Si diploma poi nel 2018. Nel 2018 realizza il cortometraggio Saddafà. Dal 2019 è allievo del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, dove realizza Il pesce toro e Lontano. Attualmente sta lavorando al suo prossimo cortometraggio Amaremai.

Gianluca Arcopinto, nato a Roma nel 1959, ha prodotto, organizzato, distribuito più di cento film, unico in Italia a distinguersi soprattutto nella produzione di opere prime in maniera sistematica. Ha accompagnato all’esordio, tra gli altri, Matteo Botrugno, Daniele Coluccini, Daniele Gaglianone, Matteo Garrone, Paolo Genovese, Vincenzo Marra, Cesar Meneghetti, Salvatore Mereu, Luca Miniero, Francesco Munzi, Elisabetta Pandimiglio e Gianni Zanasi. Ha diretto i film Nichi e Angeli distratti. Ha scritto i libri Mi dicevano Pablo, Cinema autonomo, La mia classe, Un fiume in piena e Controvento.

Gregorio Paonessa, nato a Catanzaro nel 1957, ha lavorato nel mondo della fotografia per oltre vent’anni, prima di diventare direttore commerciale e marketing, dal 1996 al 2003, della Donzelli editore, essendone tutt’ora socio e membro del consiglio di amministrazione. Nel 2004 insieme a Marta Donzelli ha fondato a Roma la Vivo film, con un catalogo di oltre 60 film documentari e di finzione, selezionati e premiati dai più prestigiosi festival internazionali. Marta Donzelli e Gregorio Paonessa, come produttori, hanno vinto il Ciak d’oro nel 2011 per Le Quattro Volte. Hanno ricevuto due candidature ai Nastri d’Argento per Nico 1988 e Figlia Mia e quattro candidature al David Donatello per Le Quattro Volte e Nico 1988, Miss Marx e Berlinguer – La grande ambizione. Nel 2021 hanno vinto il David di Donatello come Miglior Produttore per Miss Marx.

In un contesto cinematografico di “presente indicativo”, in un modo o nell’altro, occorre ipotizzare o scommettere su quello che, coniugando ancora in chiave metaforica l’esistente, può essere o diventare il “futuro anteriore” del comparto audiovisivo italiano, cercando nelle tracce anteriori e storiche di grandezza perduta l’indicazione per nuovi segnali sostenibili di coraggio creativo, di alternativa critica e capacità di mostrare complessità e contraddizioni in atto, epocali, coperte tuttavia da una coltre di omologazione e autocensura. Non per guardarsi “le” spalle, ma “alle” spalle e in avanti, d’urgenza.
Anton Giulio Mancino, professore associato di Storia del cinema all’Università di Macerata, collabora con numerose riviste di settore, tra cui “Bianco e Nero”, “Cinecritica”, di cui è membro del comitato di redazione, “Cineforum”, “8½”, “Fata Morgana”, “La Valle dell’Eden”, “Parole Rubate”, con il programma di Rai Radiotre “Wikiradio” e come critico cinematografico al quotidiano “La Gazzetta del Mezzogiorno”. È autore di volumi dedicati al cinema di Martin Scorsese, Jonathan Demme, John Wayne, Francesco Rosi, Sergio Rubini, Marco Bellocchio. Ha inoltre redatto numerose voci dell’Enciclopedia del Cinema Treccani e del Dizionario biografico degli italiani e, per Einaudi, del Dizionario dei registi del cinema mondiale. Ha fatto parte della commissione della Settimana Internazionale della Critica della Mostra del Cinema di Venezia, ha diretto il lungometraggio documentario Giancarlo Santi: Facevo er cinema e il cortometraggio All’alba, presentati rispettivamente fuori concorso e in concorso al Torino Film Festival. Cura il Seminario di Critica Cinematografica al Bobbio Film Festival.

Tre sentieri che s’intersecano nel segno di ciò che l’autore chiama vitarte, facendo sponda su spezzoni dei suoi ultimi lungometraggi (Sbundo e Just Play and Never Stop), nonché su film brevi dei suoi allievi della Blow-up Academy di Ferrara.
Primo sentiero: strumenti di sopravvivenza autoriale a fronte del tritacarne del mercato (maturati nel corso di una r-esistenza ultraventennale senza compromessi). Secondo sentiero: chiavi per un approccio rigeneratorio alla figura dell’autore (distillate in oltre un quarto di secolo di pensiero che vanta, tra i suoi atterraggi, il battesimo di riviste e un festival). Terzo sentiero: incoraggianti spiragli di autorialità italiana (restituiti alla luce di sette anni d’insegnamento registico).
Jonny Costantino è cineasta e scrittore. Nel 2000 si laurea in Giurisprudenza con una tesi in Criminologia (Il grande criminale tra criminologia e cinema) e subito avvia una collaborazione biennale con Vittorio De Seta (il regista di Banditi a Orgosolo). Nel 2005 fonda, con Fabio Badolato, la BaCo Productions e nel 2019, con Rita Deiola, la Salamander Giant (entità produttive entrambe attive). È l’ideatore e il direttore artistico di Ultracinema Art Festival e insegna Regia alla Blow-up Academy di Ferrara, di cui è il vicedirettore artistico. Vive a Bologna.
Tra i suoi film: Just Play and Never Stop. Un viaggio spericolato nel jazz (2025), Sbundo (2020-24), Carnale Carnale (2023), Dallarte (2023), La lucina (2018), Il firmamento (2013), Beira Mar (2010), Le Corbusier in Calabria (2009), Jazz Confusion (2006).
Tra i suoi libri: Piressia (2024), Cormac Blood Dance (2023), Giovanni Blanco (2023), Ultraporno (2021), La mano bruciata. Scrittori, pittori, elezioni (2021), Un uomo con la guerra dentro. Vita disastrata ed epica di Sterling Hayden: navigatore attore traditore scrittore alcolista (2020), Nella grande sconfitta c’è la grande umanità (con Michael Fitzgerald, 2020), Mal di fuoco (2016), Volti a fronte (con Domenico Brancale, 2013).
Tra le riviste: è stato redattore di “Cineforum” e caporedattore di “Carte di Cinema”; nel 2009 ha fondato “Rifrazioni. Dal cinema all’oltre” e nel 2010 “Rivista”; attualmente è redattore del “Primo amore” e collabora con “Antinomie”.

La pianura di Francesco Sossai, la montagna di Maura Delpero, il mare e il Carso di Laura Samani, i paesaggi di confine di Matteo Oleotto… Quattro modi diversi di raccontare con le immagini un Nord Est dalle diverse facce che il cinema contemporaneo continua a scrivere anche attraverso il paesaggio pensato come materia narrativa. Andando oltre il semplice dato geografico, il paesaggio – o meglio le sue declinazioni – incidono infatti sulla forma del racconto orientando il tempo della narrazione, la costruzione dello spazio e le possibilità dell’azione.
Chiara Borroni lavora all’Università di Torino dove è anche docente del corso di Critica cinematografica. È stata selezionatrice per la Settimana Internazionale della Critica e per il Torino Film Festival, ha lavorato per il Museo Nazionale del Cinema e ha pubblicato saggi in numerosi volumi. È redattrice della rivista Cineforum, collabora con Il Mereghetti. Dizionario dei film e con varie riviste tra cui L’indice dei libri e Cinecritica.

Non è considerazione soggettiva, o valutazione campanilistica data la provenienza del relatore, ma le produzioni audiovisive nella parte meridionale del paese non solo sono aumentate, ma hanno cominciato a ricercare e sfruttare nuovi scenari oltre alla classica Campania (utilizzatissima anche nel passato e ben prima della creazione di una Film Commission locale) e alla Puglia, la quale dal 2007, anno di fondazione dell’Apulia Film Commission, è stata location ambita di molte opere italiane ed estere. Ma è tutto oro quello che luccica? Più film significa anche maggior formazione e collocamento di maestranze locali? E, tra i registi lanciati dal 2000 in poi, quanti shooter e quanti nuovi autori si possono annoverare?
Rosario Gallone cofonda, nel 2000, la Scuola di Cinema Pigrecoemme, punto di riferimento, per il Centro-Sud, ma non solo, nella formazione nell’audiovisivo. Oggi insegna Tecnologie e tecniche delle comunicazioni multimediali in un Istituto Professionale, scrive per Nocturno e Cineforum e ha pubblicato, oltre a diversi saggi in volumi collettanei, Storia del Black Cinema per Martin Eden Edizioni e Capo di bomba, ‘a scorza ‘e limone e i Monty Python – Gli Squallor al cinema per Pasquale Langella editore.

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