Misero Soffio Misera Carne di Stefano P. Testa

Una nuova proposta per i circoli FIC: in un villaggio alpino del XVII secolo, la peste trasforma la comunità in un teatro di corpi, superstizione e violenza.

Alpi bergamasche, 1630. L’arrivo della peste in un piccolo villaggio spezza ogni fragile equilibrio. Il morbo si impossessa dei corpi, delle case, delle relazioni, trasformando lentamente la comunità in un organismo malato dominato dalla paura e dal sospetto. Senza dialoghi, attraverso immagini simboliche e gesti ripetuti, il film osserva la disgregazione di un mondo in cui ogni legame si incrina e la natura resta indifferente alla sofferenza dell’uomo. Misero Soffio Misera Carne è un affresco cupo e atemporale sulla fragilità dell’esistenza e sulla violenza che emerge quando ogni ordine vacilla.

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Misero Soffio Misera Carne non nasce dal desiderio di ricostruire un evento storico, ma di osservare un meccanismo umano ricorrente: la trasformazione della paura in violenza, della fede in colpa, della comunità in luogo di sopraffazione. La scelta di eliminare il dialogo risponde alla necessità di sottrarre la parola alla sua funzione di spiegazione e di giustificazione, lasciando che siano i corpi, i gesti e lo spazio a esprimere l’isolamento, il sospetto, la disgregazione. Il film si fonda su una ricerca storica costruita attraverso cronache, testi religiosi e testimonianze locali del XVII secolo. Tra le fonti principali, “Il memorando contagio seguito in Bergamo l’anno 1630” di Lorenzo Ghirardelli ha offerto una chiave essenziale per comprendere la peste come esperienza quotidiana, paura diffusa e violenza normalizzata. Questi materiali non vengono illustrati in modo didascalico, ma assorbiti nella struttura simbolica e visiva del film. Le immagini, realizzate attraverso strumenti di intelligenza artificiale generativa, nascono da un processo di scrittura e controllo formale in cui composizione, luce, gesto e ritmo sono definiti prima della generazione. L’AI non è qui un automatismo, ma uno spazio di messa in scena attraverso cui dare forma a un immaginario storicamente e visivamente coerente.
La colonna sonora originale dei Cancervo, gruppo originario di San Pellegrino Terme, nasce dallo stesso territorio del film e ne prolunga la tensione attraverso suoni lenti, stratificati e ossessivi.

Il film è stato realizzato attraverso un processo che ha combinato scrittura, generazione di immagini, animazione, sintesi vocale, montaggio e post produzione video, sempre sotto la costante direzione del regista. ChatGPT è stato utilizzato nelle fasi iniziali di ricerca, sviluppo del concept e scrittura, contribuendo a strutturare l’impianto storico e simbolico del progetto e a perfezionare i prompt impiegati nelle fasi successive. È stato inoltre utilizzato per supportare la progettazione e l’affinamento dei prompt per la generazione delle immagini e del movimento. Le immagini fisse sono state generate principalmente con MidJourney e NanoBanana, attraverso un processo iterativo di sviluppo visivo, selezione e raffinamento. Queste immagini sono state poi animate con Kling, Runway e Google Veo, utilizzati per creare movimento, camera motion ed evoluzione temporale a partire da composizioni statiche. Il voice-over è stato generato con ElevenLabs. Una volta completati i materiali generati con AI, il film è stato montato in DaVinci Resolve. L’AI è stata quindi impiegata in più fasi del processo, ma sempre come insieme di strumenti di produzione controllati all’interno di un flusso di lavoro chiaramente autoriale. Tutte le scelte concettuali, estetiche ed editoriali sono rimaste sotto la supervisione del regista.

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Il film è disponibile anche in versione estesa di 50 minuti realizzata appositamente per l’esecuzione dal vivo, con sonorizzazione dei Cancervo. È possibile richiedere alla produzione la lista tecnica con tutte le specifiche.

Per info e contatti:

Lab 80 film Soc. Coop. r. l.
video@lab80.it

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Stefano P. Testa (1988) è regista, montatore e tecnico di post-produzione cinematografica. Collabora con Lab 80 film nella produzione di documentari e con Bergamo Film Meeting nell’ambito della comunicazione audiovisiva. Il suo lavoro
esplora le dinamiche familiari, la memoria e le forme dell’assenza attraverso immagini d’archivio, filmati amatoriali e found footage.