Ida Lupino: signora in nero.

di Emanuela Martini

Otto regie cinematografiche, una decina di regie televisive e una sessantina di interpretazioni tra cinema e tv: Ida Lupino, anomala diva noir degli anni 40, perfetta per gli autori che stavano cambiando il cinema, John Huston, Nicholas Ray, Raoul Walsh, spirito molto indipendente e un notevole coraggio, fu anche sceneggiatrice, produttrice e regista di sé stessa. Fondò con il marito la compagnia The Filmakers e cominciò produrre, dirigere e interpretare film che spesso affrontavano temi banditi dal perbenismo hollywoodiano: gravidanze fuori dal matrimonio (Non abbandonarmi), malattia (la poliomelite, in Never Fear), stupro (La preda della belva), bigamia (La grande nebbia). Girando spesso intorno al noir e all’interno di questo rompendo regole e stereotipi di genere. Ironicamente, disse di sé stessa che, com’era stata da attrice la “poor man’s Bette Davis”, da regista era diventata la “poor man’s Don Siegel”.
The Filmakers chiuse nel 1955, e Lupino passò alla televisone, come regista e interprete. Indimenticabile una delle sue ultime interpretazioni: la mamma di Junior Bonner in L’ultimo buscadero di Sam Packinpah.

Emanuela Martini, romagnola, nata a Forlì, laureata in Scienze Politiche, appassionata di cinema fin dall’infanzia, cresciuta tra i generi più disparati (dai mélo di Sirk a Jerry Lewis, dai musical alla fantascienza) e tra le più eccentriche proiezioni dei cineclub (Bergman, Neorealismo, Stroheim, Busby Berkeley e Hammer horror). Critico cinematografico, nel comitato di redazione di Cineforum dalla fine degli anni ’70, direttore di FilmTv dal 1996 al 2007, a lungo collaboratore del Domenicale del Sole 24 Ore, co-direttore di Bergamo Film Meeting dal 1987 al 2007, è stata membro della commissione di selezione della Settimana della Critica della Mostra del Cinema di Venezia e poi selezionatore di altre sezioni della Mostra, e dal 2007 al 2019 vicedirettore e poi direttore del Torino Film Festival.
Attualmente è direttore di Cineforum.
Esperta di cinema anglo-americano, ha scritto: Storia del cinema inglese, Il lungo addio. L’America di Robert Altman, il Castoro su Powell e Pressburger esu Gianni Amelio, Shakespeare e il cinema e numerose altre monografie su generi e autori. Vive a Milano, prevalentemente con compagni felini.

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