Bad Guys: 6 nuovi corsi

Bad Guys: 6 nuovi corsi
Dopo le acclamatissime “Bad Girls”, per il 2024 non poteva mancare il giusto controcanto maschile: Bad Guys – Pericolosi, seducenti, i cattivi (cattivissimi) del cinema!

Dagli amanti (mariti, fidanzati, seduttori) fatali ai geni del male delle saghe di Bond e dei supereroi, dai giustizieri, ai gangster, agli scienziati pazzi, ai serial killer, ai padri e maestri nocivi: il nuovo ciclo di incontri in presenza proposto da FIC – Federazione Italiana Cineforum e Cineforum Rivista è dedicato ai cattivi del cinema di tutti i tempi (e di tutti i generi). 6 incontri, ciascuno della durata di 2 ore, in tour nelle migliori venues italiane. Il progetto è a cura di Emanuela Martini, anche relatrice, insieme a: Pier Maria Bocchi, Ilaria Feole, Sergio Grega, Luca Malavasi.

I sei moduli…

1) Amanti fatali (a cura di Emanuela Martini)
2) I giustizieri della notte (a cura di Pier Maria Bocchi)
3) Nel nome del padre (a cura di Ilaria Feole)
4) Nemici pubblici, il mondo è loro! (a cura di Sergio Grega)
5) Scienziati pazzi, geni visionari e padroni del mondo (a cura di Luca Malavasi)
6) Quei bravi ragazzi, i serial killer (a cura di Emanuela Martini)

FIC_CORSI_24_CARD_PrintBannerCin

a cura di Emanuela Martini

Cary Grant sale le scale con un bicchiere di latte che potrebbe essere avvelenato (Il sospetto, Alfred Hitchcock), Alain Delon, disteso a bordo piscina, osserva le due donne vicino a lui (La piscina, Jacques Deray), Harrison Ford medita il falso suicidio della moglie (Le verità nascoste, Robert Zemeckis), Marcello Mastroianni, sposato, s’invaghisce di Stefania Sandrelli (Divorzio all’italiana, Pietro Germi), Jonathan Rhys Meyers, sposato, vuole sbarazzarsi dell’amante Scarlett Johansson (Match Point, Woody Allen), Leonardo DiCaprio ama la moglie Osage ma mescola qualcosa alla sua insulina (Killers of the Flower Moon, Martin Scorsese), ecc. ecc. Per non parlare di Monsieur Verdoux, costruito da Chaplin sul plurivedovo Landru. E di tanti altri fascinosi ma oscuri compagni, mariti, fidanzati, amanti, talvolta assassini, sempre seduttori, manipolatori, pericolosi. L’uomo fatale percorre l’immaginario romantico e rimbalza nel cinema, proiettando la sua ambigua figura fino a oggi.

Emanuela Martini, romagnola, nata a Forlì, laureata in Scienze Politiche, appassionata di cinema fin dall’infanzia, cresciuta tra i generi più disparati (dai mélo di Sirk a Jerry Lewis, dai musical alla fantascienza) e tra le più eccentriche proiezioni dei cineclub (Bergman, Neorealismo, Stroheim, Busby Berkeley e Hammer horror). Critico cinematografico, nel comitato di redazione di “Cineforum” dalla fine degli anni ’70, direttore di “FilmTv” dal 1996 al 2007, a lungo collaboratore del Domenicale del “Sole 24 Ore”, co-direttore di Bergamo Film Meeting dal 1987 al 2007, è stata membro della commissione di selezione della Settimana della Critica della Mostra del Cinema di Venezia e poi selezionatore di altre sezioni della Mostra, e dal 2007 al 2019 vicedirettore e poi direttore del Torino Film Festival. Da dicembre 2020 è direttore responsabile di Cineforum Rivista. Esperta di cinema anglo-americano, ha scritto: Storia del cinema inglese, Il lungo addio. L’America di Robert Altman, il Castoro su Powell e Pressburger e su Gianni Amelio, Shakespeare e il cinema e numerose altre monografie su generi e autori. Vive a Milano, prevalentemente con compagni felini.

Martini KillersFlowerMoon.jpg

a cura di Pier Maria Bocchi

I cattivi dormono in pace, recitava il titolo di un film di Akira Kurosawa. Senza dubbio il sonno di chi percorre le strade della notte sporcandole di sangue non è il sonno dei giusti. È un incubo, nel quale si muovono ombre virili decise a fare giustizia da sé, a mondare il mondo dai peccati più turpi, a vendicare torti subiti o immaginari. L’incubo di uomini tormentati da un’integrità fondamentalista, decisi a tutto pur di conquistare il potere della (propria) purezza, e la cui corruzione è prima di tutto morale. Da Il giustiziere della notte a Il cattivo tenente, da L’infernale Quinlan a Cape Fear – Il promontorio della paura, da Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto a I Saw the Devil, da Il grande caldo a Taxi Driver e The Equalizer – Il vendicatore, un viaggio oltre i confini della legge dove tra Bene e Male non c’è (più) soluzione di continuità. E durante il quale la ricerca di una correttezza primaria conduce all’abisso e alla follia.

Pier Maria Bocchi è studioso e critico cinematografico. Collabora con “Film Tv”, è redattore di “Cineforum” e scrive per cineforum.it. Tra le sue pubblicazioni, Michael Mann (Il Castoro), Mauro Bolognini (con Alberto Pezzotta, Il Castoro), Mondo Queer – Cinema e militanza gay (Lindau), Woody Allen – Quarant’anni di cinema (Le Mani), Invasion Usa – Idee e ideologie del cinema americano anni ’80 (Bietti Heterotopia), Brivido caldo – Una storia contemporanea del neo-noir (Rubbettino) e Michael Mann – Creatore di immagini (minimum fax). Ha curato le interviste e le ricerche per il documentario Made in Hong Kong. Dal 2007 al 2019 ha fatto parte del comitato di selezione del Torino Film Festival. Dal 2020 al 2021 è stato curatore della sezione Le stanze di Rol del Torino Film Festival.

Bocchi IndagineCittadino.jpg

a cura di Ilaria Feole

Che differenza c’è tra un padre cattivo e un cattivo padre? Nel segno del padre (o di chi ne fa le veci: patrigni, padrini, padri putativi), tracciamo un percorso tra i peggiori e più memorabili esemplari di figure paterne sullo schermo, che si tratti di genitori snaturati, di mentori fallaci, di adulti affetti dalla sindrome di Peter Pan o solo di uomini tormentati. Un tema trasversale, negli anni e nei filoni: nell’Italia di ieri e di oggi, da Padre padrone ad America Latina, come nella galleria di icone del cinema di genere, dal reverendo Powell di La morte corre sul fiume a Don Vito Corleone; da Darth Vader a Jack Torrance; e poi ancora, da Festen ad American Beauty, da Leland Palmer (Twin Peaks) a Don Draper (Mad Men), alcuni dei villain più memorabili del cinema (e della serialità televisiva) sono padri fallimentari, spaventosi, o semplicemente spaventati, come i tanti padri assenti, opposti e speculari, cantati dai due Anderson, Wes e Paul Thomas, con i loro cori di adulti mai cresciuti, da Magnolia a I Tenenbaum.

Ilaria Feole è nata a Milano nel 1983. Scrive di cinema e serialità per il settimanale “Film Tv” e fa parte del comitato di selezione della Settimana Internazionale della Critica. È autrice delle monografie Wes Anderson. Genitori, figli e altri animali (Bietti, 2014) e C’era una volta in America di Sergio Leone (Gremese, 2018) ed è tra gli autori di Tutto Fellini (Gremese, 2019) e Architetture del desiderio. Il cinema di Céline Sciamma (Asterisco, 2021).

Foele DarthVader

a cura di Sergio Grega

Alla conquista del mondo seguendo la via della criminalità, della sopraffazione e del rovesciamento delle regole imposte. I nemici pubblici, spesso gangsters, sono una costante del cinema e hanno dato vita a un vero e proprio genere nato tra la fine degli anni ’20 e i primi ’30, in pieno Proibizionismo. Dal Tony Montana di Scarface (1983), a sua volta remake del film diretto da Howard Hawks nel 1932, al John Dillinger di Nemico pubblico – Public Enemies (2009), dai Goodfellas di Martin Scorsese ai protagonisti di Romanzo criminale, da Al Capone (The Untouchables – Gli intoccabili, 1987) a George Jung (Blow, 2001). Una serie di personaggi, spesso modellati sulla realtà, che hanno scelto di stare dall’altra parte della legge per raggiungere il loro scopo. Tra fascinazione e repulsione, il cinema li ha raccontati e li ha fatti diventare delle vere e proprie icone del male, dei bad guys che hanno utilizzato la loro natura crudele per costruirsi fama e successivo declino.

Sergio Grega è Web Content Writer presso Reputation Manager ed è Vicepresidente di FIC – Federazione Italiana Cineforum; dal 2013 al 2020 ha ricoperto la carica di Presidente del Cineforum Marco Pensotti Bruni di Legnano. Laureato in Lettere presso l’Università degli Studi di Milano, ha conseguito un Master in Comunicazione e Promozione del Cinema all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Diverse le collaborazioni con testate online di cinema (“Sentieri Selvaggi”, “Movieplayer”, “Cinema4stelle” e altre). Da settembre 2017 scrive per “Madmass”, magazine di cinema, ed è membro del Consiglio di Redazione (Responsabile Festival Talent). Ha tenuto corsi di cinema e dibattiti su film in diversi istituti scolastici superiori di Legnano e Busto Arsizio. Ha collaborato, in qualità di Presidente del Cineforum Marco Pensotti Bruni di Legnano, al progetto “Videotrolley”, per la promozione della conoscenza e della comprensione del linguaggio cinematografico attraverso la visione di film in lingua originale.

Grega Pacino Scarface.jpg

a cura di Luca Malavasi

Da Caligari (1920) a Henry Frankenstein (1931), dal Frank-N-Furter di The Rocky Horror Show (1973) all’Herbert West di Re-Animator (1985), fino ai sogni visionari del dottor Hobby di A.I. (2001) e del Will Caster di Transcendence (2014) o ai progetti folli dei Dottor Octopus e Dottor Destino della Marvel, lo scienziato pazzo è stato protagonista di centinaia di film, eroe o antieroe, semplice nerd, genio incompreso, o un cattivo desideroso di potere. Ora forzando i limiti della natura, ora progettando rovesciamenti radicali o spingendo le facoltà umane in territori inviolabili, lo scienziato pazzo si è mosso tra generi diversissimi, dalla commedia all’horror, dal thriller al fantasy. Dalla sua figura traspaiono temi complessi, come la percezione sociale della pazzia, o l’interpretazione che una società dà della scienza, della tecnologia e del suo progresso. Più in generale, si fa non di rado metafora di antichi miti, da quello del dominio razionale dell’uomo sul mondo e la vita a quello della loro totale distruzione. Perché spesso si diverte a giocare il ruolo di Dio. Con conseguenze a volte disastrose.

Luca Malavasi è Professore associato presso l’Università di Genova, dove insegna Storia e analisi del film ed Elementi di cultura visuale. Si occupa prevalentemente di storia e teoria del cinema e dei media e di cultura visuale. Scrive per “Cineforum”e “FilmTv”. Tra i suoi libri: Realismo e tecnologia. Caratteri del cinema contemporaneo (Kaplan, 2013), Il cinema. Percorsi storici e questioni teoriche (con Giulia Carluccio e Federica Villa, Carocci, 2015; nuova edizione 2022), Postmoderno e cinema. Nuove prospettive d’analisi (Carocci, 2017), Il linguaggio del cinema (Pearson, 2019), Dalla parte delle immagini. Temi di cultura visuale (con B. Grespi, McGraw-Hill, 2022), Pianeta Varda (a cura di, con A. Masecchia, ETS, 2022).

Malavasi ReAnimator

a cura di Emanuela Martini

Nel 1931, un omino minuscolo, dagli occhi grandi e all’apparenza miti, si aggirava la notte per le strade di Berlino, adescando e colpendo i più fragili, i bambini: era M, il mostro di Dusseldorf, come recita il titolo italiano del capolavoro di Fritz Lang, ispirato a reali fatti di cronaca del 1929. Quasi il capostipite non solo del noir, ma dell’intero filone dedicato dal cinema (e dalla tv) al serial killer: personaggio nerissimo, inquietante a partire dalla fisionomia banale, spesso fragile, talvolta seducente. Da Norman Bates di Psycho a Patrick Bateman di American Psycho (Anthony Perkins e Christian Bale, poco più che ventenni), dagli uomini qualunque Keyser Soze e John Doe interpretati da Kevin Spacey in I soliti sospetti e Seven al meticoloso Matt Dillon di La casa di Jack, dagli incubi seriali di Halloween e Venerdì 13, ai Dexter e Mr. Mercedes televisivi, ai pistoleri solitari di Non è un paese per vecchi e Un giorno di ordinaria follia, un viaggio tra i mostri della porta accanto.

Emanuela Martini, romagnola, nata a Forlì, laureata in Scienze Politiche, appassionata di cinema fin dall’infanzia, cresciuta tra i generi più disparati (dai mélo di Sirk a Jerry Lewis, dai musical alla fantascienza) e tra le più eccentriche proiezioni dei cineclub (Bergman, Neorealismo, Stroheim, Busby Berkeley e Hammer horror). Critico cinematografico, nel comitato di redazione di “Cineforum” dalla fine degli anni ’70, direttore di “FilmTv” dal 1996 al 2007, a lungo collaboratore del Domenicale del “Sole 24 Ore”, co-direttore di Bergamo Film Meeting dal 1987 al 2007, è stata membro della commissione di selezione della Settimana della Critica della Mostra del Cinema di Venezia e poi selezionatore di altre sezioni della Mostra, e dal 2007 al 2019 vicedirettore e poi direttore del Torino Film Festival. Da dicembre 2020 è direttore responsabile di Cineforum Rivista. Esperta di cinema anglo-americano, ha scritto: Storia del cinema inglese, Il lungo addio. L’America di Robert Altman, il Castoro su Powell e Pressburger e su Gianni Amelio, Shakespeare e il cinema e numerose altre monografie su generi e autori. Vive a Milano, prevalentemente con compagni felini.

Rossi_Norman Bates - ('Psycho', A. Hitchcock, 1960)

La proposta è intesa “a pacchetto” (6 moduli), organizzabili a cadenza libera a partire da metà febbraio 2024. Il giorno preferibile per garantire la presenza di tutti i relatori è il sabato, fascia pomeridiana (es. 15.00-17.00). In ogni caso, massima disponibilità per cercare di concordare al meglio in base alle vostre esigenze di programmazione. FIC offre supporto organizzativo, ovvero tiene l’agenda dei relatori e conferma a voi la loro disponibilità, in base al calendario che andremo a stabilire; offre inoltre supporto per la comunicazione dell’evento compresa grafica (card ufficiale, template aperti) su tutti i suoi canali ufficiali (sito, newsletter, social).

Hannibal Lecter

Per ogni eventuale altra informazione potete contattarci all’account di Segreteria: info@cineforum-fic.com.