Relazione LXII Consiglio Federale FIC

Copertina_FBconvegno

Tre giorni per vedere, studiare e parlare del futuro del cinema hanno caratterizzato il LXII Consiglio Federale della FIC tenutosi a Bergamo, presso l’Auditorium di Piazza Libertà, dal 19 al 21 settembre scorso.
I lavori prevedevano la seconda parte del programma avviato lo scorso anno, spalmato su tre annualità, del percorso “A spasso tra divi e divine”, XXV appuntamento di “Vedere e Studiare Cinema”, in collaborazione con l’Università di Torino – DAMS – Centro Ricerche Attore e Divismo (CRAD), l’Università di Pavia – Dipartimento Studi Umanistici Sezione Spettacolo e Associazione Laboratorio 80.

I lavori del convegno, con partecipazione estesa al pubblico e ingresso libero, hanno messo in campo una speciale sessione monografica dedicata alla figura e al lavoro di Marcello Mastroianni a cura del CRAD torinese (anticipazione dell’evento che si terrà a Torino dal 5 al 7 novembre 2014), un approfondimento sugli attori e divi del cinema internazionale di fine millennio e un workshop sulle grandi “maschere” del periodo d’oro della commedia all’italiana, da Alberto Sordi a Gian Maria Volontè, lette sullo sfondo della Storia del nostro Paese, dal boom economico alla contestazione.

La prima giornata, sabato 19, è stata dedicata all’analisi di alcune figure-chiave dello scenario filmico internazionale del trentennio 1960-’90, da Jeanne Moreau a Orson Welles, a Audrey Hepburn. Con il coordinamento di Nuccio Lodato, hanno svolto relazioni Francesco Pitassio, che ha offerto un quadro delle trasformazioni del cinema e del divismo dalla Seconda guerra mondiale agli anni ’90; Mariagrazia Fanchi, che ha concentrato l’attenzione sull’immagine di Audrey Hepburn, attualizzata attraverso la lettura fornita dai molteplici feedback resi dal web; Francesca Brignoli, che ha concentrato il suo intervento su Jeanne Moreau, mettendone in evidenza la straordinaria vitalità e la coerenza nella scelta di registi e titoli, negli oltre centotrenta film da lei interpretati; infine, Nuccio Lodato, che si è soffermato sulla figura di Orson Welles “interprete”, profilo finora sottovalutato rispetto alla sua più celebre statura di regista.

La proiezione di alcune antologie visive, in primis quella di Cristina Savelli su Jeanne Moreau, e montaggi ad hoc, oltre alle proiezioni di quattro film – Cenerentola a Parigi (Funny Face, 1957) di Stanley Donen, Falstaff (Campanadas a medianoche, 1965) di Orson Welles, Break Up (1965) di Marco Ferreri, in un’ottima copia 16mm regalata dallo stesso regista a Lab 80, Les amants (id., 1958) di Louis Malle –, hanno offerto la possibilità di mettere a confronto gli interventi dei relatori con le performances attoriali.

La giornata di sabato 20 è stata invece dedicata al divismo italiano, con l’anteprima del progetto “Studiare Mastroianni” a cura del Centro Ricerche Attore e Divismo dell’Università di Torino e uno spaccato della letteratura e del cinema industriale attraverso le figure di Alberto Sordi, Gian Maria Volontè e lo stesso Marcello Mastroianni. Sono stati Franco Prono e Mariapaola Pierinia illustrare il progetto Mastroianni, fornendo un ritratto inusuale dell’attore diventato, con La dolce vita (1960) di Federico Fellini, icona (suo malgrado) del latin-lover italiano. Franco Prono ha regalato anche alcuni anedotti personali del suo incontro con Mastroianni durante il periodo torinese post sessantottino, da cui si evince il ritratto di un uomo sostanzialmente pigro, incline più alla riservatezza che alle luci della ribalta, che per trovare la concentrazione prima di un ciak preferiva dormire ed essere lasciato tranquillo.
Il gruppo pavese coordinato da Federica Villa ha proposto interventi accuratissimi, intervallati dalla visione di belle sequenze dedicate al cinema di fabbrica anni ’60 e non solo. Gli interventi di Lorenzo Donghi e Luca Piacentini si sono concentrati, rispettivamente, sulla figura di Gian Maria Volontè e Marcello Mastroianni, e su un’analisi degli aspetti più propriamente linguistici de La classe operaia va in Paradiso (1971) di Elio Petri e I compagni (1963) di Mario Monicelli; Deborah Toschi, infine, ha proposto un ritratto di Alberto Sordi, convincente interprete de Il maestro di Vigevano (1963) di Elio Petri.

La mattinata di domenica 21 è stata dedicata alla consueta relazione di chiusura lavori riservata ai delegati dei circoli e alle votazioni per il rinnovo delle cariche per il triennio 2014-2017 del Comitato Centrale e dei Collegi della FIC.
Il presidente Gianluigi Bozza ha richiamato la posizione della FIC di fronte al cambiamento del prodotto cinematografico, già illustrato nel documento pubblicato qualche numero fa anche su «Diari di Cineclub». Daniela Vincenzi ha fornito un quadro delle attività svolte dalla Segreteria – Sede operativa di Bergamo, mettendo in evidenza il lavoro di potenziamento del canale di comunicazione (social, newsletter, creazione di un account dedicato per la segnlazione della programmazione/eventi dei circoli) e l’ottimizzazione del sito internet (area riservata, sezione FAQ, convenzioni per la distribuzione, servizio di accreditamento a festival, collaborazione alla piattaforma online dei «Diari di Cineclub» come edicola virtuale). Una strategia, questa, che nel corso dell’ultimo triennio ha portato a risultati significativi, con l’acquisizione di nuovi circoli e una partecipazione più sentita da parte degli operatori dei circoli già aderenti alla FIC – in un anno in cui le verifiche da parte del Ministero (monitoraggio circoli) hanno richiesto un grande impegno, non solo interno alle singole Associazioni Nazionali di Cultura Cinematografica, ma anche a livello di coordinamento interassociativo ai fini di un rapporto il più possibile leale, corretto e trasparente.
Adriano Piccardi, direttore della rivista «Cineforum», ha illustrato le ipotesi di trasformazione della stessa, prevedendo uno spazio maggiore da dedicare alla critica (anche attraverso interviste mirate agli autori) e agli speciali, rispetto alle recensioni e all’attualità. Piccardi ha inoltre messo in evidenza l’importanza della regolarità di uscita della rivista, che conferma ancora una volta la propria affidabilità in un panorama di grande sofferenza per le riviste di settore.
Importante, poi, la sfida lanciata con CineforumWeb, illustrata da Fabrizio Tassi: quella di portare la qualità critica della rivista cartacea nel web, puntando a raddoppiare gli attuali contatti (una media di 12.000 utenti con 60.000 visualizzazioni mensili) in modo da attrarre pubblicità e rendere l’operazione sostenibile in termini di costi.Angelo Signorelli ha fatto il punto sulla distribuzione, che vede coinvolta la FIC in collaborazione con la cooperativa Lab 80 film. Le esperienze maturate negli ultimi anni, durante i quali sono state abbandonate le riedizioni di pacchetti di classici – troppo costose rispetto anche alla carenza di sostegni pubblici, a favore di pacchetti più “leggeri” – concentrando la proposta sul progetto “Al cuore dei conflitti”, hanno rilevato una certa difficoltà nel programmare tutti i film della rassegna, e non solo da parte dei cineforum. In pratica, dei titoli a disposizione solo uno o al massimo due erano richiesti per la proiezione in sala. Alla luce di questi esiti, per il futuro si pensa di presentare la rassegna completa solo in pochi luoghi, tre o quattro, e di presentare una rassegna ridotta – al massimo un paio di titoli, quelli legati alle questioni più vive e condivise del momento – che sia meno impegnativa sul piano della quantità e sicuramente più efficace su quello della probabile risposta del pubblico. Ciò non esclude che non si possa pensare ancora alla riedizione di uno o due classici, con il concorso di risorse aggiuntive, già intercettate da Lab 80, e tenendo conto del risparmio consentito dal digitale, soprattutto per quanto riguarda i supporti (dvd, blu-ray, DCP, gestibili peraltro a tutto campo). L’operazione condotta da Teodora con la riedizione in sala di Vogliamo vivere! (To Be or Not to Be, 1942) di Ernst Lubitsch può costituire un esempio a cui fare riferimento.
Il tema delle risorse e degli scarsi contributi ministeriali – oggetto di un intervento da parte di Enrico Zaninetti – ha occupato uno spazio limitato nel dibattito, certi che si debba rispondere alla crisi anche attraverso una rinnovata creatività. Siamo infatti convinti che la ricchezza di un’associazione come la FIC, così come di ogni altra realtà attiva nella promozione culturale e cinematografica, risieda soprattutto nelle persone, oltre che nelle risorse economiche. Bruno Fornara ha ricordato come la sempre più rapida trasformazione del mercato cinematografico, e la diffusione del DCP nello specifico, renda immediatamente superati alcuni temi posti dalle Associazioni solo fino a pochi anni fa (ad esempio, l’utilizzo dei supporti dvd per le proiezioni pubbliche e le questioni relative ai diritti). Il proseguo del dibattito, con gli interventi di alcuni delegati dei nostri circoli, ha messo in campo argomenti di stretta attualità nel mondo dell’associazionismo: come il rapporto con le multisale, che spesso ospitano cineforum organizzati dai circoli, e la difficoltà nel coinvolgere i giovani.

Un dibattito ricco e particolarmente intenso, che si è concluso con l’elezione dei componenti il Comitato Centrale per il triennio 2014-2017 e che ha visto importanti new entry come Nuccio Lodato e Fabrizio Tassi.

Scarica qui il documento con la relazione finale del convegno.
Scarica qui il documento con le azioni della FIC per il 2014.
Qui invece la rassegna stampa dell’evento.

Questa voce è stata pubblicata in interna. Contrassegna il permalink.

I commenti sono chiusi.