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Due nuove proposte di Federico Mattioni

Due nuove proposte per i circoli FIC!

Dalle parti di Astrid (Italia, 2016, 72’) e Tundra (Italia, 2018, 90’) di Federico Mattioni

Per info noleggio (supporti, costi) e possibilità di presentazione con il regista: artistalibero@gmail.com, cell. 371.3128809 (Federico Mattioni)

Bio

Dalle parti di Astrid

Sinossi

Una diciottenne decide di abbandonare la casa dei suoi genitori e attraversa una Roma perlopiù irriconoscibile. Si prefigge di raggiungere un luogo, giardino incantato che è un ritornare intimo all’infanzia, ma anche una dimensione altra che sembra prendere vita soltanto nella sua immaginazione. Un’immaginazione da predestinata a qualcosa di straordinario. Ma il mistero che si cela dalle parti di Astrid è nelle mani di una donna giapponese che entra in contatto con lei sotto l’egida di un uomo misterioso. Provengono entrambi da molto lontano.

Con: Nika Perrone, Jun Ichikawa, Sean James Sutton, Cinzia Mirabella, Daniel de Rossi, Alberto Mosca, Ezio Prosperi, Michela Grimaldi, Damiano Rossi, Cristina Cetoloni, Cinzia Susino, Marco Bomba

Premi e festival

12 Months Film Fest 2017 (2nd Best Feature Film)
TMFF Glasgow 2016 (Nomination Best Feature Film)
Los Angeles Film Fest 2016 (Official Selection)
Ad Arte Calcata 2016 (Selezione Ufficiale)
Festival di Taurasi 2018 (Concorso)
Mostra del Cinema di Taranto 2018 (Concorso – Miglior Attrice Protagonista)

Note di regia

1. Astrid è tutti noi: la speranza espressa da una giovane ragazza, una donna in fieri che fugge da una prigione borghese cercando d’inseguire un sogno, ma che come tutti i sogni comporta dei rischi che costringono ad affrontare di petto delle paure inconsce, per mezzo delle quali si può comprendere meglio se stessi, ripercorrendo il passato con la mente proiettata al futuro.
2. I temi che attraversano il film sono la ricerca del luogo ideale, lo smarrimento umano dal di dentro di tentacolari realtà metropolitane, la frattura generazionale, nonché il mistero stesso dell’esistenza. L’obiettivo che mi sono posto è stato quello di portare le immagini ad un alto grado di significanza simbolica.
3. Ho immaginato che sulla Terra possano esistere delle persone predestinate a qualcosa di unico (in verità il dominio della pace dei sensi), ma per far sì che queste persone possano compiere il loro percorso giungendo dove una mutazione è realmente possibile, c’è bisogno dell’aiuto di una guida utile al viaggio. La guida potrebbe venire da molto lontano, da qualche altro pianeta o da una dimensione parallela. La vita è un grande mistero e io sono molto affascinato dal mistero, la sola idea di poterlo esplorare mi elettrizza, specie attraverso delle opere cinematografiche.
4. Il viaggio di Astrid sarà costellato e rallentato, oltre che sospeso, da tanti ricordi, più e meno spiacevoli che si riallacciano al suo desiderio di abbandono. Sarà il viaggio di un’eroina in fieri, anche se il suo modo di approcciare alla vita non ha apparentemente nulla di eroico. Probabilmente voleva soltanto amare ed essere amata, genuinamente, indiscriminatamente. Per donare verità a tutto questo è necessario mettersi “on the road” sull’impronta di uno stile di base documentaristico, su nevralgici squarci di evocativa visionarietà dai tratti onirici a cavallo fra tempo presente, flashback e flashforward.
5. Il cammino per giungere dalle parti di Astrid, percorso sia della stessa Astrid che del pubblico inseguitore (inseguito?), diviene una fuga dai vincoli degli schematismi tipici della materialità borghese, ma è anche motivo di evasione (il leitmotiv del film è l’acqua come fonte di nuova vita che scorre incessantemente), di fuga da un mondo, e in specie da una città come Roma, nella quale non sembra esserci più la possibilità di prendersi del tempo per se stessi. La fattibile ricerca di un universo di pace e armonia diventa anche una fuga di stampo ecologico. Per far sì che tutto questo funzioni e catturi le attenzioni del pubblico, è fondamentale prendere per mano la protagonista e lasciarsi letteralmente rapire dalla sua realtà, farsi baciare da quell’atmosfera puramente sensoriale secondo un approccio alla regia, al montaggio (spiazzante secondo un meccanismo a incastri narrativi) e al sound design, neurotonico (nel complesso audiovisivo), mentre le musiche sembrano prendere forma incastonandosi nella pittoricità delle immagini, secondo un prospetto essenzialmente ipnotico.

Trailer

Presskit


Tundra

«Io ho una conoscenza approfondita del cinema italiano e negli anni ho constatato che i film italiani veramente modesti sono quelli che escono nelle sale commerciali, mentre c’è un circuito a parte veramente di qualità, di film riusciti o veramente, ma veramente originali tipo il tuo, tipo Tundra che a mio avviso è anche un film innovativo, ben fatto e riuscito nella sua complessità». Adriano Aprà
«Ridà vita a una tundra urbana sempre più danneggiata dalla moderna “civiltà”, ma anche rianimata da alcune presenze vitali. Un film molto significativo». Franco Piavoli

Tundra è stato presentato da Adriano Aprà al Museo Macro di Roma il 5 maggio 2019.

Sinossi

Una bambina e una giovane ragazza, docilmente spaesata, vagano in una Roma desolante e senza più cinema aperti, apprestandosi a compiere una missione: il recupero di un raro vestigio, una pellicola contenente un’inestimabile testimonianza poetica sulla magia del Cinema. Le insegue un bizzarro detective filippino, intralciato da una maliarda femme fatale e da una lolita da strapazzo, che tenta, goffamente, di anticipare le due nel ritrovamento dell’ambita pellicola.

Con: Giorgia Palmucci, Valentina Bivona, Anna Piccolo, Fernando Di Virgilio, Eleonora Timpani, Maria Laura Moraci, Marco Bomba, Federico Mattioni, Gabriele Scopel, Serena Bilanceri

Note di regia

Trattasi essenzialmente di un dramedy che si addentra nei meandri di una Roma ai margini, quella periferica dei cinema abbandonati, dei luoghi da ricostruire e rinnovare, della gente in crisi alla ricerca di una dimensione di pace e armonia. Implicitamente il film è un omaggio in punta di piedi ai generi canonici della storia del cinema e attraverso alcuni personaggi, quali quello del detective e della femme fatale, tocca anche le corde della commedia surreale, operando un contrasto con l’assunto fondamentalmente drammatico della storia.
Stilisticamente si può ascrivere agli esperimenti delle avanguardie francesi degli anni ’20 con richiami al genere noir degli anni ‘40, all’underground americano dei ’50-’60 e alle Nouvelle Vague di quel periodo.
Lo scopo del progetto è quello di elevare la Poesia e il Cinema a qualcosa d’indispensabile, innestando nel pubblico nuovi incentivi alla creatività martirizzata dalla logica del massimo profitto e confusa dalla realtà dalle nuove invadenti opportunità tecnologiche, per arrivare a riflettere sul loro effettivo status, nel tentativo di ri-raccontare, per mezzo della fantasia, quei luoghi di aggregazione culturale ora in stato di abbandono o in balia di negoziatori finanziari senza scrupoli.
Perché un mockumentary? Eventi fittizi sono presentati come se fossero reali attraverso un linguaggio di base documentaristico, ma oltre la finzione c’è una realtà che ci rivela una preoccupante constatazione: negli anni ‘00 oltre 40 cinema sono stati dismessi solo a Roma, per fare posto a multiplex, istituti del credito bancario, sale bingo, alberghi.
Perché Tundra? La tundra suggerisce ibernazione degli ideali per mezzo della desertificazione delle risorse creative, dell’abbandono nella bieca ottusità da slot-machine di certi uomini di potere, e può quindi suggerire un blocco, un gelo sentimentale, una tensione spasmodica dagli orizzonti velati, oltre i quali si cela la speranza di una ricostruzione.
Nuovo Cinema Africa 8 Porte, vecchia denominazione della prima tappa del percorso delle profetesse della futura cultura raccolta, della quale sarà protagonista colei che ricostruisce i fatti, la ragazza vettore, come 8 sono i cinema dismessi e abbandonati (Africa, Astra, Embassy, Galaxy, Gioiello, Impero, Metropolitan, Puccini) davanti i quali sostare per prendere atto dello stato dell’umanità, nel tentativo di salvarla dallo scempio della disumanità.

Trailer

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Asino vola

Una nuova proposta per i circoli FIC: “Asino vola” (2015) di Marcello Fonte e Paolo Tripodi.

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L’attore rivelazione Marcello Fonte, vincitore del premio per la migliore interpretazione maschile all’ultimo Festival di Cannes, racconta la sua incredibile vita nel film d’esordio, da lui scritto, diretto e interpretato. Qui il talento poliedrico di Marcello si manifesta appieno interpretando lui stesso, grazie ad abili e sorprendenti travestimenti, quattro diversi personaggi della storia.“Asino vola” è il racconto autobiografico dell’infanzia di Marcello, nato e cresciuto nella più povera e degradata periferia di Reggio Calabria. Una storia di tenacia e coraggio che lo porterà a realizzare i suoi sogni e a trionfare su un destino buio e avverso. Proprio come nel film, la vita di Marcello ha seguito la stessa incredibile parabola ascendente, portandolo a diventare uno dei attori italiani rivelazione di maggior interesse.

“Asino Vola” è una storia potente e immediata come una favola, particolarmente indicata anche per proiezioni rivolte al pubblico giovane (bambini, famiglie). Il film è prodotto da Tempesta Film / Carlo Cresto-Dina (“Lazzaro felice” di Alice Rohrwacher, premio per la migliore sceneggiatura al 71° Festival di Cannes) con Rai Cinema e con il supporto del Mibact. Il cast comprende Luigi Lo Cascio, Lino Banfi (voce dell’asino Mosè) e Maria Grazia Cucinotta (voce della gallina N’Giulina). Ha partecipato a diversi festival (Evento di chiusura in Piazza Grande al Festival di Locarno) e vinto premi, tra cui quello per il miglior film dal valore educativo all’Italian Contemporary Film Festival Toronto. Il film supporta AILR (Associazione Italiana per la Lotta al Retinoblastoma).

Sinossi
Maurizio è un bambinetto caparbio, cresciuto tra mille avventure solitarie nella fiumara, un piccolo ruscello quasi sempre asciutto dove la gente butta quello che non gli serve più. Maurizio ha fatto di quella discarica il suo magico parco giochi, ed è lì, tra carcasse di automobili trasformate in rifugi e piccoli e grandi tesori trovati là intorno, che matura il sogno di far parte della banda musicale del paese. Il primo a cui Maurizio confida la sua passione è Mosè, il suo amico asino, sempre pronto a consigliarlo e incoraggiarlo, al contrario di N’Giulina, la gallina un po’ bisbetica che lo stuzzica, ingigantisce le sue paure e dipinge i suoi sogni come inutili fantasie. Maurizio inizia a seguire le lezioni nella banda del paese con gli altri bambini, ma presto resta l’unico senza strumento musicale. Mamma Rosa non glielo vuole comprare, perché è un lusso che la famiglia non si può permettere. Ma Maurizio sa che nella situazione in cui si trova non può sbagliare: se vuole realizzare il suo sogno dovrà essere determinato fino alla fine.

Biografia
Marcello Fonte (Reggio Calabria, 1978) è musicista, performer e scultore. Si è avvicinato al cinema passando per la recitazione. “Asino vola” è la sua prima prova da regista.
Paolo tripodi (Reggio Calabria, 1978) dopo la maturità scientifica frequenta il Centro Sperimentale di Cinematografia a Roma, dove si diploma in regia. È regista e co-sceneggiatore di “In casa d’altri”, episodio del film collettivo “Sei pezzi facili”.

Note di regia
“Asino vola” è la storia di Maurizio, un bambino di sette anni che scalcia, lotta e si ostina per affermare il proprio diritto di stare al mondo. È la storia della sua crescita, del travalicamento degli angusti confini della famiglia, per la scoperta del mondo intorno, in cui vuole essere riconosciuto a pieno titolo. Nel raccontare questa storia abbiamo cercato di calarci il più possibile nella soggettività del nostro “eroe”, nella sua percezione, di modo che il mondo intorno a lui sembrasse sospeso tra immaginazione e realtà. Da qui la scelta degli animali parlanti, o l’idea di far interpretare allo stesso attore i ruoli dei maestri di Maurizio, come quella di rivivere gli eventi attraverso il ricordo di Maurizio adulto nel giorno del suo esordio da direttore d’orchestra. Il film è un salto indietro nel tempo, lì dove l’amore per la musica ha avuto inizio. E che risponde a queste domande: da dove vengo? Cosa mi ha reso ciò che sono? Gli eventi casuali della vita, oppure la volontà, la determinazione?

Per il noleggio copie (DCP e Blu-ray) i circoli possono contattare direttamente Francesca Andreoli di Tempesta: tel. 051.0397600, mail: francesca.andreoli@tempestafilm.eu
Per informazioni anche Sara Bovoli: cell. 328/7041727, mail: sara.bovoli@hotmail.it

Guarda il trailer: https://vimeo.com/144504049
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Cinema Grattacielo

Dopo l’anteprima mondiale al Biografilm Festival di Bologna nel 2017 e i già numerosi passaggi nelle sale d’essai arriva come nuova proposta per i circoli FIC Cinema Grattacielo (2017) di Marco Bertozzi: gli interni pop, le derive psichiche, i miti della vacanza di massa visti attraverso la storia e le storie di un edifico di 27 piani, inaugurato nel periodo della “dolce vita” degli anni Sessanta.

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Cinema grattacielo è disponibile in DCP o Bluray (entrambi con possibilità di selezione sottotitoli in inglese e francese), oltre che in file h264 alta risoluzione. Su richiesta è inoltre possibile ricevere i file in alta risoluzione del manifesto e del pressbook. Il regista potrà accompagnare eventualmente il film fino a metà luglio 2018. Il film è disponibile a tariffe agevolate per tutti i circoli FIC con costi di spedizione a carico del circolo. Per info e contatti: Aurora Palandrani, palandrani@aamod.it (AAMOD – Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, Roma).

Sinossi
Cinema Grattacielo è un film sul Grattacielo di Rimini. Un incrocio di sguardi su una città in verticale che si staglia nello skyline adriatico, una torre di Babele che pulsa, ospita convivenze, incarna immaginari. Un simbolo della città, al pari di altri luoghi storici (dal Ponte di Tiberio all’Arco d’Augusto, dal Tempio Malatestiano ai siti felliniani, come il Grand Hotel e il Cinema Fulgor), il Grattacielo di Rimini accoglie abitanti storici e giovani coppie, commercianti cinesi e ambulanti africani, liberi professionisti e lavoratori del turismo, artisti visivi e studenti universitari.

1959. Mentre a Roma Federico Fellini gira La dolce vita, nella sua città arriva a compimento la costruzione del Grattacielo. Entrambi raccontano l’irruzione della modernità: il cinema e l’architettura del periodo esprimono gli anni del boom economico italiano, ne incarnano i valori e le speranze. il Grattacielo di Rimini diviene un oggetto mitico, ambito dalla nuova borghesia vacanziera, simbolo di una città che risorge prepotentemente dalla guerra (Rimini, dopo Montecassino, fu la città più bombardata d’Italia) per incarnare valori e culture del nuovo “tempo del non lavoro”. Una sorta di American Dream di cui si fanno profeti il sindaco comunista Veniero Accreman e la sua Giunta, sollecitati dall’architetto istriano Raul Puhali, che aveva già realizzato edifici a torre sulle due sponde dell’Adriatico, a Fiume e a Trieste. Un progetto voluto dai “comunisti”, in un Comune “troppo” di sinistra – per questo commissariato più volte dal Governo centrale – che aveva scelto il modello del turismo di massa contro il turismo d’élite…

Nel corso dei decenni il Grattacielo di Rimini conosce alterne fortune seguendo l’andamento di una società (e di una città) in rapida trasformazione. Immortalato alle spalle di Alain Delon nel film cult La prima notte di quiete (Valerio Zurlini, 1972), vive una rapida decadenza, associata a supposte frequentazioni malavitose, a scapoloni d’oro che ne fanno il locus amoenus dei loro libertinaggi sessuali, all’amministratore che fugge in America Latina con i soldi dei sei nuovi ascensori.

Oggi il Grattacielo di Rimini è un alveare di appartenenze diverse, una torre di cento metri svettante su una città e una nazione profondamente cambiate: un museo vivente del design del Novecento che vive quotidianamente le difficoltà fisiche della sua non più giovane età. Appartamenti di sette tipologie differenti per piano, alcuni immensi, uniti da accorpamenti e da fusioni creative; altri piccolissimi, una stanza ricavata fra il cielo e il cemento. Duecento case, una sopra l’altra, tutte così vicine, in una griglia segreta di aggregazioni e risistemazioni che richiama l’antico desiderio dell’uomo di ricreare il suo spazio di vita. E che rappresenta un tentativo di convivenza civile unico per il nostro Paese: un’idea di comunità, una Community appunto, aperta ed includente, come il suo sguardo fra il Mediterraneo e gli Appennini, fra i sud e i nord del mondo.

Biografia regista
Marco Bertozzi (1963), fa parte di quel gruppo di autori che ha contribuito alla rinascita del documentario italiano, con un forte impegno teorico e di promozione culturale. Combina la pratica cinematografia – in film come “Appunti romani” (2004), “Il senso degli altri” (2007), “Predappio in luce” (2008), “Profughi a Cinecittà” (2012) – a una forte componente teorica (in libri come “Storia del documentario italiano” o “Recycled cinema”). Film curator per rassegne sul documentario italiano (con Villa Medici a Roma, la Cinémathèque del Quebec a Montreal, il Festival del cinema di Amiens, in Francia), ha insegnato Cinema documentario al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, al Conservatorio di Scienze Audiovisive di Lugano e, attualmente, all’Università IUAV di Venezia.

Note di regia
Da dieci anni abito al grattacielo di Rimini e quasi subito ho pensato di farci un film. La luce mi colpiva. Una luce non percepibile dal basso, una luce che cambia ogni minuto e sposa ogni cambiamento atmosferico. Le prime immagini le ho girate durante il mio trasloco al grattacielo, poi ho continuato a riprendere amici che andavano e venivano, due gemelli gelatai che abitavano all’ottavo piano, le riunioni condominiali dove si grida e non si capisce niente, le feste con gli appartamenti pieni di gente scalza che grida ubriaca, certi tramonti che non ci si può credere che il sole, le nuvole e la nebbiolina si mischino così bene prima che il buio se li inghiotte.

Nel film vengono utilizzate immagini originariamente girate in pellicola, altre riprese con camere e cassettine MiniDV o DvCam, parti in Betacam, poi in HD o con le ultime GoPro. Questa molteplicità significa diverse tessiture dell’immagine e proprio la diversa grana del film, i tanti formati utlizzati, sono un livello di racconto importante, la pelle rugosa che diviene linea narrativa di forte visività. Montare queste immagini non significa solo ricostruire la storia di un edificio ma anche riflettere sui nostri mutanti modi di vedere. Spazzolare l’archivio contropelo, in un quadro tecnologico, e antropologico, che cambia.

Info: cinemagrattacielo.com

La terra buona

Una nuova proposta per i circoli FIC!
La terra buona (2018), opera seconda del regista piemontese Emanuele Caruso. Il film esce a quattro anni di distanza dal suo primo lungometraggio, “E fu sera e fu mattina” (2014), che rappresentò un caso nazionale tra le produzioni cinematografiche indipendenti, con 43.000 biglietti venduti e poco meno di 300.000 euro di incasso. “La terra buona”, con un budget di 195.000 euro di cui 80.000 raccolti in crowd-funding in azionariato popolare sulla piattaforma “Produzioni Dal Basso” fanno di questo secondo film il record italiano di raccolta fondi per un film per il cinema. Il film è ispirato a una storia vera, girato all’interno del Parco Nazionale della Val Grande, nel cuore del Verbano-Cusio-Ossola.

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Sinossi
Al confine con la Svizzera, in Val Grande, c’è la zona wilderness più grande d’Europa (152km quadrati). Dove non ci sono strade, negozi, paesi, pali della luce o segni dell’uomo. In questa natura incontaminata vive ancora un’ultima persona. Padre Sergio, monaco benedettino di oltre 80 anni, ha passato quasi tutta la vita in una vecchia baita che lui stesso ha ricostruito. Con il monaco abita anche Gianmaria, un piccolo e tozzo uomo dal fare buono, che da diversi anni assiste Padre Sergio in tutti i suoi bisogni. Di ritorno dal paese più vicino per provviste, a quattro ore di cammino fra i monti, Gianmaria si presenta con due persone mai viste prima. Sono due ragazzi disperati, stremati dalla fatica per il lungo cammino ma che stranamente non sono lì per incontrare il vecchio monaco. Stanno invece cercando un’altra persona che, in gran segreto, è ospite da Padre Sergio da oltre un mese, al quale i due nuovi arrivati presentano una richiesta che non può aspettare. Una questione di vita o di morte. Così, il loro arrivo, stravolgerà e metterà a rischio per sempre la pace e la serenità di uno degli ultimi angoli di Paradiso rimasti in Terra.

Del tutto inedite le modalità di produzione del film: in stretta collaborazione con l’Associazione Alpe Capraga, gli abitanti di Capraga (VCO), ultima borgata della Val Grande raggiungibile in auto, hanno messo a disposizione le  loro  abitazioni per  il  periodo  delle  riprese, che si sono svolte nell’estate del 2016 per due mesi. Per abbattere i costi di produzione è stato allestito un campus creativo ad alta quota; alcune aziende del territorio hanno fornito alimenti e materie prime, cucinati ogni giorno sul set dai ragazzi dell’Istituto Alberghiero Formont, che si sono alternati nelle sei settimane di lavorazione.

Note di regia
Per il mio secondo film ho scelto una storia vera che è fermentata dentro di me alcuni anni prima di vedere la luce. Quella di un monaco che ho conosciuto nel 2014: Padre Sergio de Piccoli. Eremita a Marmora a 1.500 metri d’altezza in Val Maira aveva costruito negli ultimi 40 anni della sua vita una bibilioteca con 80.000 volumi alcuni anche rarissimi del 500. Pezzi unici arroccati come in un labirinto in una biblioteca/monastero che sprigionava un fascino incredibile. Quanto Padre Sergio è mancato a 83 anni nel Settembre 2014 ho deciso di ispirarmi alla sua figura per raccontare “La terra buona”. Ma le storie vere che racconto nel film in realtà sono tre. E hanno una particolarità: sono storie che non si sono mai incontrate nella vita reale. C’è infatti quella di Mastro, oncologo in fuga dall’Italia per le sue idee poco convenzionali sulla ricerca sul cancro e infine quella di Gea, ragazza malata con pochi mesi di vita che si aggrappa a un ultimo disperato tentativo per guarire.

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Info.

Il ballo dei giganti di Nola

Una nuova proposta per i circoli FIC. Un documentario di Antonio Iorio sulla celebre Festa dei Gigli a Nola in onore di San Paolino. Un viaggio alla radici della tradizione e del folklore.

foto piazza Il ballo dei Giganti di Nola è l’opera prima del giovane e poliedrico Antonio Iorio, che ha visto premiato il proprio lavoro con l’invito e la proiezione a Manhattan del suo docufilm nel febbraio 2016, in occasione della rassegna sul folklore italo-americano organizzata dal Calandra Institute della City University of New York (uno dei più prestigiosi dipartimenti di antropologia a livello mondiale).

Il ballo dei Giganti di Nola, di Antonio Iorio
Durata 90’
Lingue: Italiano/ Napoletano
Sottotitoli: Ita/ Inglese
Genere: Docufilm
Colore
Speed: 25 fps
Aspect Ratio: 16/9
Anno: 2015

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Info: antonio@i-orion.it / T. 393.9491311 / FB

I ricordi del fiume

Un film di Gianluca e Massimiliano De Serio, a condizioni tariffarie speciali per sale e circoli affiliati FIC.

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I ricordi del fiume di Gianluca e Massimiliano De Serio, prodotto da La Sarraz Pictures con Rai Cinema, dopo la presentazione in anteprima mondiale alla 72ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e al prestigioso festival svizzero Visions du Réel, è approdato nelle sale italiane distribuito da La Sarraz Pictures.

I ricordi del fiume è un film documentario sul Platz, una delle più grandi baraccopoli d’Europa, situata sugli argini del fiume Stura a Torino, in cui vivevano oltre mille persone di diverse nazionalità prima che un progetto di smantellamento si abbattesse sulla comunità di più di mille persone che lo abitava. In una labirintica immersione, I ricordi del fiume ritrae gli ultimi mesi di esistenza del Platz, tra lacerazioni, drammi, speranze, vita.

Per i circoli aderenti alla FIC, il film dei due talentuosi autori torinesi – già noti per il pluripremiato Sette Opere di Misericordia (2011) – è disponibile a condizioni di noleggio speciali e molto vantaggiose che potete verificare semplicemente scrivendo un’email a lasarrazdistribuzione@gmail.com o telefonando allo 011 5534260.
La distribuzione fornirà il supporto richiesto dalle singole sale (dcp, blu-ray, dvd, formato file in alta qualità) oltre manifesto e locandine. È possibile anche richiedere la presenza degli autori rimborsando le spese per viaggio e pernottamento.

I RICORDI DEL FIUME
di Gianluca e Massimiliano De Serio
Durata 96’
Lingue: Italiano/ Romeno
Sottotitoli: Ita/ Inglese
Colore
Speed: 25 fps
Aspect Ratio: 16/9
Anno: 2015

Info: lasarraz.com/it/distribuzione / Antonietta Bruni- La Sarraz Pictures srl lasarrazdistribuzione@gmail.com T. 011 5534260 / FB facebook.com/lasarraz.distribuzione

 

La diva fragile. Un nuovo pacchetto in distribuzione da Lab 80 film

Tornano in sala i film che hanno reso celebre l’attrice americana degli anni Quaranta e Cinquanta: quattro indimenticabili pellicole di Lubitsch, Mankiewicz, Preminger e Stahl.

Dal 26 maggio, al cinema. In versione digitale restaurata.

Per tutti i circoli aderenti alla FIC sono previste condizioni tariffarie speciali, che diventano ancora più speciali se la scelta è per un minimo di 2 titoli!
Per maggiori info e contatti: distribuzione@lab80.it.

I film della rassegna

Il cielo può attendere, di Ernst Lubitsch Usa 1943 – 112′
Vertigine, di Otto Preminger Usa 1944 – 88′
Femmina folle, di John M. Stahl Usa 1945 – 110′
Il fantasma e la signora Muir, di Joseph L. Mankiewicz Usa 1947 – 104′

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Gene Tierney inizia la sua carriera di attrice giovanissima, alla fine degli anni ‘30, scoperta dal regista George Abbott, dopo aver lavorato come fotomodella ed attrice di teatro. Distintasi come la sciatta ma aggressiva contadina di Caldwell nella Via del tabacco di John Ford (1941), interpretò film di Sternberg (I misteri di Shanghai, 1941), Ernst Lubitsch (Il cielo può attendere, 1943), John M. Stahl (Femmina folle, 1945) e di Otto Preminger, regista che la guidò nel suo personaggio forse più incisivo, quello di Laura in Vertigine (1944), grazie al quale conquistò un Oscar. Tra gli altri film interpretati vanno ricordati Il fantasma e la signora Muir di Joseph L. Mankiewicz (1947) e La mano sinistra di Dio di Edward Dmytryk (1955). La sua carriera comincia a declinare negli anni Cinquanta, dopo il fallito matrimonio con Oleg Cassini e la nascita di una figlia con gravi disabilità: si ammala di depressione e viene ricoverata in una clinica. Torna al cinema nel 1962 con Tempesta su Washington di Otto Preminger. Nel 1979 pubblica la sua autobiografia, Self portrait, mai pubblicata in Italia, in cui racconta anche il periodo buio della malattia. Viene ricordata per la sua bellezza esotica e per il suo talento, per gli occhi magnetici dal taglio orientale, per l’aura di sensualità e mistero che l’hanno sempre contraddistinta.

Le proposte di Lab 80 film Distribuzione

Lab 80 film amplia il proprio catalogo e con il 2016 arrivano titoli importanti dall’Italia e dall’estero. Krzysztof Zanussi e Massimo D’Anolfi sono tra gli autori i cui ultimi lavori sono in uscita, che si uniscono a diverse altre produzioni, di finzione e documentarie, capaci di raccontare la realtà con nuove e originali prospettive.

Per tutti i circoli aderenti alla FIC sono previste condizioni tariffarie speciali, che diventano ancora più speciali se la scelta è per un minimo di 2 titoli!
Per maggiori info e contatti: distribuzione@lab80.it

Le novità febbraio-maggio 2016:

CORPO ESTRANEOcorpoestraneo di Krzysztof Zanussi | dal 5 maggio
Polonia 2014, 117’ | Fiction
Angelo e Kasia si amano ma la ragazza decide di entrare in convento. Per starle vicino Angelo si trasferisce a Varsavia, dove trova lavoro e viene sedotto e manipolato dalla cinica Kris, sua superiore. Amore, fede e volontà di dominio in un racconto lucido e senza sconti sugli uomini e le donne di oggi.

IL BAMBINO DI VETROluminaria-bdv di Federico Cruciani | dal 14 aprile
Italia 2015, 80’ | Fiction
In una Sicilia in cui niente è come sembra, il piccolo Giovanni scopre che l’irreprensibile papà Vincenzo, lavoratore del mercato ittico, è in realtà un corriere della droga. La famiglia, il lavoro, il Sud e la malavita: attraverso lo sguardo di un bambino, un racconto sulle “famiglie criminali” di Palermo.

LA CANZONE PERDUTALa-canzone-perduta di Erol Mintaş
Turchia/Francia/Germania 2014, 103’ | Fiction
Il richiamo della terra d’origine per Ali e sua madre, curdi costretti ad emigrare a Istanbul. La donna ogni giorno prepara i bagagli per tornare al villaggio, e cerca la registrazione di una vecchia canzone. Ali deve decidere: tornare o restare? Quando la sua compagna resta incinta la scelta si complica.

L’INFINITA FABBRICA DEL DUOMOL-infinita-fabbrica-duomo di Massimo D’Anolfi e Martina Parenti
Italia 2015, 74’ | Doc
La nascita e il continuo mantenimento del Duomo di Milano attraverso i secoli: l’attività di marmisti, fabbri, carpentieri, restauratori e orafi è documentata attraverso una prospettiva poetica e di forte impatto visivo. Il racconto di un’attività continua e del suo valore simbolico e sacrale.

RINO – LA MIA ASCIA DI GUERRARino-foto2 di Andrea Zambelli – per il 25 aprile
Italia 2015, 68’ | Doc
Le memorie filmate di un ex partigiano che non ricorda più nulla a causa della malattia e il rapporto profondo che lo lega al regista. Andrea da sempre lo considera un nonno, ha ascoltato e raccolto tutte le sue testimonianze e si considera suo erede: ha la necessità di raccontare storie di ribellione.

In catalogo:

MÓZES, IL PESCE E LA COLOMBAMozes frame 006 di Virág Zomborácz
Ungheria 2014, 95’ | Fiction
Commedia fresca e ironica sulla difficile relazione del giovane Mózes con il padre: in vita una figura autoritaria e ingombrante, dopo morto un fantasma buffo e insistente. Una riflessione profonda e in chiave tragicomica sul rapporto genitori-figli e sull’elaborazione del lutto.

IL GESTO DELLE MANIIl-gesto-delle-mani di Francesco Clerici
Italia 2015, 77’ | Doc
Il processo di creazione delle sculture in bronzo dell’artista Velasco Vitali, nella storica Fonderia Artistica Battaglia di Milano. L’affascinante tecnica della fusione a cera persa, immutata dai tempi dei Bronzi di Riace, raccontata in un film ipnotico fatto di splendide immagini e antica sapienza artigiana.

IL NEMICO-UN BREVIARIO PARTIGIANOIl-Nemico di Federico Spinetti
Italia 2015, 80’ | Doc
Massimo Zamboni chiama a raccolta gli ex Csi per comporre nuovi brani sulla Resistenza. Ha recentemente scoperto che il nonno materno era un gerarca fascista, ucciso dai partigiani: dal bisogno di comprenderne la scelta nascono riflessioni, ricerca di testimonianze e canzoni.

Gesù è morto per i peccati degli altri

Locandina_Maria Arena“Gesù è morto per i peccati degli altri” di Maria Arena, una nuova proposta per i circoli affiliati FIC.

Un film indipendente inserito nel pacchetto FICE “Racconti italiani i documentari al cinema”, in concorso al 55° Festival dei Popoli di Firenze, al Festival Mix di Milano, menzione speciale della giuria a Sciacca Film Fest, in rassegna a Ortigia Film Festival e al Festival Sguardi Altrove di Milano, che continua ora il tour nelle sale italiane dopo i passaggi al Cinema King di Catania, al Cinema Beltrade e al Cinema Mexico di Milano, al Cinema Trevi di Roma e al Cinema Peroni di Verona. La prossima proiezione sarà al il 30 novembre al Kinodromo di Bologna. Così scrive la regista: «Saremmo molto felici di poter allargare la distribuzione in sala consapevoli che questo film ha un suo pubblico e incuriosisce già dal titolo per le tematiche attuali che veicola e che uniscono le tematiche di genere, la prostituzione e la fede». Condizioni agevolate per tutti i circoli FIC e disponibilità della regista in sala per la presentazione del film.

Per contatti e maggiori informazioni facebook.com/gesuemortoinvisibilefilm.com (Gabriella Manfrè, gabriella@invisibilefilm.com).

Il documentario racconta la storia di Franchina, Meri, Alessia, Marcella, Wonder, Santo e Totino trans, travestiti e una donna che si prostituiscono da decenni nel quartiere San Berillo di Catania, un pugno di strette vie in rovina lasciate al degrado per cinquant’anni anni e oggi più che mai contese da interessi economici sempre più pressanti. Qui le sette protagoniste del film narrano la quotidiana attesa dei clienti segnata dai ritmi delle feste popolari dedicate a Santi e Madonne, l’intreccio di fede e vita di strada è la loro quotidianità.

Tra scene drammatiche e momenti esilaranti, il documentario mostra le “Belle” di San Berillo alle prese con la propria vita e le difficoltà di ogni giorno, con uno sguardo al loro futuro e la ricerca di una via d’uscita, che le porta anche ad iscriversi ad un corso per badanti. Nel quartiere ricevono i clienti nei ‘bassi’, vecchie case sulla strada, ma oggi rischiano di ritrovarsi senza un tetto dove esercitare e di finire ancora più ai margini, nella strada statale Catania-Gela, un non luogo dove i cavalcavia sormontano la campagna catanese ai piedi dell’Etna. Queste prostitute lamentano l’assenza di una legge adatta che regoli la loro situazione e renda lecita l’esistenza di un quartiere a luci rosse di fatto ma illegale da più di cinquant’anni.

Come novelle Samaritane, le buttane di San Berillo si raccontano attraverso aperti dialoghi tra le vie del loro quartiere, rivendicano i loro diritti, presentano l’intimità delle loro famiglie e della loro solitudine davanti alla porta in attesa dei clienti. Chi sarebbero loro dopo la “riqualificazione” del quartiere di San Berillo? A nessuno importa, ma per tutti è facile immaginarle accanto alle maschere troppo truccate che restano impresse ai guidatori nelle strade a scorrimento veloce ai margini di ogni città.

AMBRA SCIUTO_ Marcella_ 1750«Dietro ogni prostituta – hanno dichiarato Maria Arena e Josella Porto – c’è una storia che bisognerebbe ascoltare per cancellare il significato spregiativo della parola. In Gesù è morto per i peccati degli altri non c’è nessuna ricerca dello scandalo, solo un invito a riflettere sulla prostituzione e sull’omofobia attraverso le storie di sette individui che vivono ogni giorno dignitosamente nonostante tutto».

Il film è prodotto dall’Invisibile Film, dalla stessa regista Maria Arena e dalla sceneggiatrice Josella Porto. La distribuzione è affidata alla Invisibile Film (sale italiane) e alla Bertafilm (internazionale, TV, VOD, DVD).

Sotto la direzione artistica di Stefano Ghittoni, la colonna sonora è firmata da Cesare Basile, Agostino Tilotta, Uzeda, Kaballà e Salvatore Zinna.

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Leggi la recensione dedicata al film su Cineforum 544.

Inseguire il vento, di Filippo Ticozzi

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Una proposta per circoli e affiliati FIC

«Non c’è odore di formaldeide in questo film sulla morte, non c’è supponenza né finto rispetto. C’è la paura dissimulata nella luce e c’è la serenità dissimulata nell’orrore delle visioni a freddo: cadaveri, corpi morti, mummie… […] Ecco, Ticozzi è uno che procede fortunatamente a tentoni, esplorando con gli occhi chiusi e con le mani in avanti: perché toccare è meglio che vedere…». (altro…)