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Il linguaggio cinematografico e le forme del contemporaneo

Un laboratorio a cura di Filippo Ticozzi

Il linguaggio audiovisivo è sicuramente il più diffuso oggigiorno. La sua fulminante semplicità comunicativa e la sua polivalenza nascondono una complessità linguistica difficile da cogliere nella sua interezza se non si ha una preparazione ad hoc. Un linguaggio dall’ampio spettro, che può essere sublime opera d’arte ma anche facile strumento di fraintendimento e occultazione, e che ha come nutrimento principale il proprio tempo. Con questo corso si vuole entrare nella lingua e nella retorica del cinema attraverso un percorso inedito, muovendo cioè dal potere che il cinema ha di gestire l’esistente e di farne vera e propria tavolozza, tra rigore e imprevisto, affinché divenga più chiara l’inscindibile connessione che intercorre tra immagine in movimento e contemporaneità.

Lo sviluppo del corso avverrà in due parti. La prima vedrà l’acquisizione di una retorica cinematografica. Muovendo dall’analisi teorica delle grandi figure che il cinema governa – il tempo e lo spazio – arriveremo alla parte più pratica – scrittura, inquadratura e montaggio – attraverso l’analisi di spezzoni tratti da film e alcune esercitazioni pratiche in aula. La seconda parte si concentrerà invece sulle forme del cinema contemporaneo e il suo rapporto con il mondo. I modelli di cinema vigenti, le variazioni ontologiche dell’immagine, le caratterizzazioni del digitale, la dissoluzione dei confini linguistici, la restaurazione dei generi, la riscoperta del reale sono i temi che verranno trattati, con lo scopo di creare una sorta di piccola “filosofia del linguaggio audiovisivo”, che possa essere utile strumento ermeneutico nella enorme foresta di segni che questo lessico ha creato.

Sintesi del programma:

1. Cenni introduttivi al linguaggio audiovisivo.
Cos’è la grammatica filmica e cos’è lo specifico filmico. Il reale come nutrimento del cinema.

2. Tempo e spazio nel film I.
Gestione del tempo nel film. Il piano sequenza. La frammentazione. L’ellissi.

3. Tempo e spazio nel film II.
Gestione dello spazio nel film. Dialettica tra campo e fuori campo. L’importanza del sonoro nel film.

4. Dalla pagina scritta allo schermo. Sceneggiatura, découpage, storyboard.
La scrittura verbale e la scrittura scenica. Il racconto e l’intuizione. Come nasce l’immagine dalla parola scritta.

5. Reinventare il mondo: l’inquadratura.
Analisi approfondita dell’unità di base del cinema. Come si arriva all’inquadratura. L’incontro con il reale e la rinascita del film.

6. Reinventare la storia: il montaggio.
La continuità narrativa e formale, lo sviluppo del tempo reale e del tempo filmico. Cenni sui tipi di montaggio. Vie di fuga.

7. Esercitazione pratica.
Analisi formale e comparatistica di una scena tratta da un film oppure realizzazione di una breve clip (a seconda delle esigenze).

8. Il documentario e la fiction: analogie, simbiosi, speranze.
Perché non esiste differenza teorica tra documentario e fiction. Cenni storici. Il reale nel cinema contemporaneo.

9. L’occhio estremo.
Tecnica e morale: sguardi dalla pellicola al digitale. Il rapporto tra il visibile e l’invisibile. Oltre il cinema.

10. Nuove frontiere della visione.
Nuove forme d’arte audiovisiva. Cinema espanso e video arte. La serialità televisiva.

Filippo Ticozzi è autore e regista. I suoi film hanno partecipato a molti festival (tra gli altri Visions du Réel, Torino Film Festival, Mostra del Cinema di Venezia, Full Frame Documentary Film Festival, Filmmaker Festival, Laceno d’Oro, Festival Internacional de Cine de Monterrey, ecc.) e hanno vinto diversi premi (Premio Speciale della Giuria al Torino Film Festival, Best Documentary a Cinéma Verité Iran, Special Jury Prize al Festival du Film de Vendôme, Miglior Film Italiano al FCAAAL, ecc.). Ha inoltre collaborato con Sky TV realizzando una serie di documentari sul Cile e pubblicato suoi interventi su riviste e volumi collettanei. Insegna Regia Cinematografica presso la Laurea Magistrale in Filologia Moderna dell’Università di Pavia.

Filmografia principale:
Lilli (short, 2008), Il paese sottile (series doc, 2008), Dall’altra parte della strada (short, 2010), Un cammino lungo un giorno (short, 2011), Inseguire il vento (doc, 2014), Moo Ya (doc, 2016), Johnny (short, 2017), The Secret Sharer (short, 2017)
Il corso ha una durata complessiva di 20 ore. I tempi, i costi e le modalità di partecipazione sono da concordare direttamente con il docente.
Contatti: filippoticozzi@gmail.com, tel. 3485181553

Due nuove proposte di Federico Mattioni

Due nuove proposte per i circoli FIC!

Dalle parti di Astrid (Italia, 2016, 72’) e Tundra (Italia, 2018, 90’) di Federico Mattioni

Per info noleggio (supporti, costi) e possibilità di presentazione con il regista: artistalibero@gmail.com, cell. 371.3128809 (Federico Mattioni)

Bio

Dalle parti di Astrid

Sinossi

Una diciottenne decide di abbandonare la casa dei suoi genitori e attraversa una Roma perlopiù irriconoscibile. Si prefigge di raggiungere un luogo, giardino incantato che è un ritornare intimo all’infanzia, ma anche una dimensione altra che sembra prendere vita soltanto nella sua immaginazione. Un’immaginazione da predestinata a qualcosa di straordinario. Ma il mistero che si cela dalle parti di Astrid è nelle mani di una donna giapponese che entra in contatto con lei sotto l’egida di un uomo misterioso. Provengono entrambi da molto lontano.

Con: Nika Perrone, Jun Ichikawa, Sean James Sutton, Cinzia Mirabella, Daniel de Rossi, Alberto Mosca, Ezio Prosperi, Michela Grimaldi, Damiano Rossi, Cristina Cetoloni, Cinzia Susino, Marco Bomba

Premi e festival

12 Months Film Fest 2017 (2nd Best Feature Film)
TMFF Glasgow 2016 (Nomination Best Feature Film)
Los Angeles Film Fest 2016 (Official Selection)
Ad Arte Calcata 2016 (Selezione Ufficiale)
Festival di Taurasi 2018 (Concorso)
Mostra del Cinema di Taranto 2018 (Concorso – Miglior Attrice Protagonista)

Note di regia

1. Astrid è tutti noi: la speranza espressa da una giovane ragazza, una donna in fieri che fugge da una prigione borghese cercando d’inseguire un sogno, ma che come tutti i sogni comporta dei rischi che costringono ad affrontare di petto delle paure inconsce, per mezzo delle quali si può comprendere meglio se stessi, ripercorrendo il passato con la mente proiettata al futuro.
2. I temi che attraversano il film sono la ricerca del luogo ideale, lo smarrimento umano dal di dentro di tentacolari realtà metropolitane, la frattura generazionale, nonché il mistero stesso dell’esistenza. L’obiettivo che mi sono posto è stato quello di portare le immagini ad un alto grado di significanza simbolica.
3. Ho immaginato che sulla Terra possano esistere delle persone predestinate a qualcosa di unico (in verità il dominio della pace dei sensi), ma per far sì che queste persone possano compiere il loro percorso giungendo dove una mutazione è realmente possibile, c’è bisogno dell’aiuto di una guida utile al viaggio. La guida potrebbe venire da molto lontano, da qualche altro pianeta o da una dimensione parallela. La vita è un grande mistero e io sono molto affascinato dal mistero, la sola idea di poterlo esplorare mi elettrizza, specie attraverso delle opere cinematografiche.
4. Il viaggio di Astrid sarà costellato e rallentato, oltre che sospeso, da tanti ricordi, più e meno spiacevoli che si riallacciano al suo desiderio di abbandono. Sarà il viaggio di un’eroina in fieri, anche se il suo modo di approcciare alla vita non ha apparentemente nulla di eroico. Probabilmente voleva soltanto amare ed essere amata, genuinamente, indiscriminatamente. Per donare verità a tutto questo è necessario mettersi “on the road” sull’impronta di uno stile di base documentaristico, su nevralgici squarci di evocativa visionarietà dai tratti onirici a cavallo fra tempo presente, flashback e flashforward.
5. Il cammino per giungere dalle parti di Astrid, percorso sia della stessa Astrid che del pubblico inseguitore (inseguito?), diviene una fuga dai vincoli degli schematismi tipici della materialità borghese, ma è anche motivo di evasione (il leitmotiv del film è l’acqua come fonte di nuova vita che scorre incessantemente), di fuga da un mondo, e in specie da una città come Roma, nella quale non sembra esserci più la possibilità di prendersi del tempo per se stessi. La fattibile ricerca di un universo di pace e armonia diventa anche una fuga di stampo ecologico. Per far sì che tutto questo funzioni e catturi le attenzioni del pubblico, è fondamentale prendere per mano la protagonista e lasciarsi letteralmente rapire dalla sua realtà, farsi baciare da quell’atmosfera puramente sensoriale secondo un approccio alla regia, al montaggio (spiazzante secondo un meccanismo a incastri narrativi) e al sound design, neurotonico (nel complesso audiovisivo), mentre le musiche sembrano prendere forma incastonandosi nella pittoricità delle immagini, secondo un prospetto essenzialmente ipnotico.

Trailer

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Tundra

«Io ho una conoscenza approfondita del cinema italiano e negli anni ho constatato che i film italiani veramente modesti sono quelli che escono nelle sale commerciali, mentre c’è un circuito a parte veramente di qualità, di film riusciti o veramente, ma veramente originali tipo il tuo, tipo Tundra che a mio avviso è anche un film innovativo, ben fatto e riuscito nella sua complessità». Adriano Aprà
«Ridà vita a una tundra urbana sempre più danneggiata dalla moderna “civiltà”, ma anche rianimata da alcune presenze vitali. Un film molto significativo». Franco Piavoli

Tundra è stato presentato da Adriano Aprà al Museo Macro di Roma il 5 maggio 2019.

Sinossi

Una bambina e una giovane ragazza, docilmente spaesata, vagano in una Roma desolante e senza più cinema aperti, apprestandosi a compiere una missione: il recupero di un raro vestigio, una pellicola contenente un’inestimabile testimonianza poetica sulla magia del Cinema. Le insegue un bizzarro detective filippino, intralciato da una maliarda femme fatale e da una lolita da strapazzo, che tenta, goffamente, di anticipare le due nel ritrovamento dell’ambita pellicola.

Con: Giorgia Palmucci, Valentina Bivona, Anna Piccolo, Fernando Di Virgilio, Eleonora Timpani, Maria Laura Moraci, Marco Bomba, Federico Mattioni, Gabriele Scopel, Serena Bilanceri

Note di regia

Trattasi essenzialmente di un dramedy che si addentra nei meandri di una Roma ai margini, quella periferica dei cinema abbandonati, dei luoghi da ricostruire e rinnovare, della gente in crisi alla ricerca di una dimensione di pace e armonia. Implicitamente il film è un omaggio in punta di piedi ai generi canonici della storia del cinema e attraverso alcuni personaggi, quali quello del detective e della femme fatale, tocca anche le corde della commedia surreale, operando un contrasto con l’assunto fondamentalmente drammatico della storia.
Stilisticamente si può ascrivere agli esperimenti delle avanguardie francesi degli anni ’20 con richiami al genere noir degli anni ‘40, all’underground americano dei ’50-’60 e alle Nouvelle Vague di quel periodo.
Lo scopo del progetto è quello di elevare la Poesia e il Cinema a qualcosa d’indispensabile, innestando nel pubblico nuovi incentivi alla creatività martirizzata dalla logica del massimo profitto e confusa dalla realtà dalle nuove invadenti opportunità tecnologiche, per arrivare a riflettere sul loro effettivo status, nel tentativo di ri-raccontare, per mezzo della fantasia, quei luoghi di aggregazione culturale ora in stato di abbandono o in balia di negoziatori finanziari senza scrupoli.
Perché un mockumentary? Eventi fittizi sono presentati come se fossero reali attraverso un linguaggio di base documentaristico, ma oltre la finzione c’è una realtà che ci rivela una preoccupante constatazione: negli anni ‘00 oltre 40 cinema sono stati dismessi solo a Roma, per fare posto a multiplex, istituti del credito bancario, sale bingo, alberghi.
Perché Tundra? La tundra suggerisce ibernazione degli ideali per mezzo della desertificazione delle risorse creative, dell’abbandono nella bieca ottusità da slot-machine di certi uomini di potere, e può quindi suggerire un blocco, un gelo sentimentale, una tensione spasmodica dagli orizzonti velati, oltre i quali si cela la speranza di una ricostruzione.
Nuovo Cinema Africa 8 Porte, vecchia denominazione della prima tappa del percorso delle profetesse della futura cultura raccolta, della quale sarà protagonista colei che ricostruisce i fatti, la ragazza vettore, come 8 sono i cinema dismessi e abbandonati (Africa, Astra, Embassy, Galaxy, Gioiello, Impero, Metropolitan, Puccini) davanti i quali sostare per prendere atto dello stato dell’umanità, nel tentativo di salvarla dallo scempio della disumanità.

Trailer

Presskit

Un film per il Giorno della Memoria

Una nuova proposta per il Giorno della Memoria arriva dalla Cineteca federale Lab 80 film.

I BAMBINI DI RUE SAINT-MAUR 209 di Ruth Zylberman
Francia 2017, 100’ | Doc
Ruth Zylberman ha scelto un edificio parigino di cui non sapeva nulla, il 209 di Rue Saint-Maur. Per diversi anni ha indagato con l’obiettivo di ritrovare i vecchi inquilini del palazzo, per poter ricostruire la storia di quella che era stata una piccola comunità ebrea durante l’occupazione nazista. Ha ritrovato gli ex abitanti del 209 nelle periferie di Parigi, a Melbourne, New York e Tel Aviv. Li ha filmati insieme all’edificio e alle sue pietre, riprendendoli come un organismo vivente, per poter comprendere che cosa resta delle loro vite “interrotte”.

Per tutti i circoli aderenti alla FIC sono previste condizioni tariffarie speciali, che diventano ancora più speciali se la scelta è per un minimo di 2 titoli!
Sfoglia il catalogo: lab80.it/distribuzione
Per maggiori info e contatti scrivi a: distribuzione@lab80.it

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Una nuova proposta, a tariffa agevolata, per tutti i circoli FIC!

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Ira (Anger) Ita, 83′, DCP, 2018
Un film di Mauro Russo Rouge, con Samuele Maritan, Silvia Cuccu, Matteo Valier

Un ragazzo incontra una ragazza. Lui lavora ai mercati, lei invece è una prostituta di strada. Tra i due nasce una fortissima complicità. Sullo sfondo, una metropoli fatiscente e desolata.

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Il film nasce senza nessuna idea, tantomeno una sceneggiatura. Ho cominciato a seguire i due protagonisti, prima singolarmente, poi insieme. Strada facendo è nata la storia. Quasi tutto quello che si vede nel film è successo veramente, senza alcun filtro. Certe situazioni hanno creato inevitabilmente enormi dissapori tra me ed i ragazzi. Ma il risultato mi piace. Un modo di lavorare poco ortodosso, ma in grado di stuzzicare la mia fantasia. Lasciavo quasi sempre la telecamera a registrare, anche durante i tempi considerati “morti”. In realtà è proprio in quei momenti che sono riuscito a carpire le sensazioni che volevo. I protagonisti non hanno mai saputo di questa peculiarità e sarà una sorpresa anche per loro vedersi sul grande schermo in certe situazioni.
Il film è stato realizzato in poche settimane, tra ostilità degli attori e temperature piuttosto miti. Giunti a metà riprese ho temuto il peggio. Gli attori hanno deciso di abbandonare il progetto. C’è stata una pausa piuttosto lunga, attraverso la quale ho tentato in ogni modo di convincerli a continuare. Ma i miei tentativi son risultati vani fino al momento in cui ho deciso di mostrare loro alcune sequenze già montate (una cosa che non faccio mai, ma in quella situazione era inevitabile).
A questo punto hanno deciso di continuare. Il clima che però si avvertiva sul set era rigido, freddo. Siamo riusciti a completare l’opera con non poche problematiche. Ma ci siamo riusciti.
Mi spiace. Forse mi sono spinto un po’ oltre. Forse avrei dovuto moderare alcune scene. Ma quando ti trovi là e hai il privilegio di lavorare con dei ventenni, ti rendi conto di quante cose abbiano da dire. Una generazione allo sbando, che proprio attraverso il malessere esistenziale cerca un riscatto. Seguirli e poterli osservare per alcune settimane mi ha fatto comprendere quanta sensibilità ci sia in questi ragazzi e quanta volontà di affrontare un mondo “spietato”.

Il film è disponibile in DCP, dvd, file .mov con possibilità di sottotitoli in inglese, tedesco, spagnolo e bulgaro. Su richiesta, è inoltre possibile avere i file in alta risoluzione dei manifesti (100×140; 70×100). Costi di spedizione a carico della produzione.
Per info dettagliate sui costi di noleggio e contatti: Mauro Russo Rouge, maurorusso1979@gmail.com \ cell. 3934596360

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Voci dal silenzio

Una nuova proposta per i circoli FIC: Voci dal silenzio, un viaggio lungo la penisola italiana per raccontare l’esperienza eremitica. Storie di uomini e di donne che cercano di recuperare il senso profondo di sé e della vita attraverso un percorso intimo e solitario.

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Voci dal silenzio
Genere: Documentario
Durata: 53 min.
Lingua: Italiano
Anno: 2018
Formato proiezione: Dcp / File

Vincitore della call Life indetta da Infinity e presentato alla XXI ed. del CinemAmbiente di Torirno – in una rosa ristrettissima di opere che concorrevano al titolo Miglior Produzione Italiana -, Voci dal Silenzio, a pochi mesi dall’anteprima, è entrato già a far parte delle selezioni ufficiali di numerosi festival cinematografici, nazionali e internazionali, riscontrando un interesse crescente di pubblico e addetti ai lavori.
Frutto di un lungo viaggio lungo la penisola italiana, il documentario raccoglie al suo interno le storie dei nuovi eremiti italiani. Le loro testimonianze, costruite nel silenzio e nel raccoglimento, diventano qui un invito a prendere coscienza della responsabilità che abbiamo nei confronti degli altri e della natura circostante, suggerendo nuove strade e nuovi modi di abitare il mondo.
Il documentario, realizzato attraverso una campagna di crowdfunding di successo, vede tra gli altri la collaborazione della Piemonte Film Commission, di PdB, di Terra Nuova Edizione e talia che Cambia.

Prodotto da Joshua Wahlen e Alessandro Seidita
In coproduzione con Arte Senza Fine
In collaborazione con Film Commission Torino Piemonte
Con il sostegno di Infinity e PdB
Media Partner: Italia che Cambia – Terra Nuova Edizioni
Regia, fotografia e montaggio: Joshua Wahlen e Alessandro Seidita
Con: Swami Atmananda, fra Bernardino, Giancarlo Bruni, fra Cristiano, f. Dalmasso, Padre Daniele, Pietro Lentini, M. Simonetta, Suor Mirella, Suor Paola, Fréderic Vermorel

Articolo su Il Fatto Quotidiano | Intervista ai registi su Terra Nuova | Intervista ai registi su Italia che Cambia

Per il noleggio del film i circoli possono contattare direttamente la produzione: vocidalsilenziodoc@gmail.com (Joshua Wahlen) mob. +39 349 78 78 676, joshuawahlen@live.it

Asino vola

Una nuova proposta per i circoli FIC: “Asino vola” (2015) di Marcello Fonte e Paolo Tripodi.

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L’attore rivelazione Marcello Fonte, vincitore del premio per la migliore interpretazione maschile all’ultimo Festival di Cannes, racconta la sua incredibile vita nel film d’esordio, da lui scritto, diretto e interpretato. Qui il talento poliedrico di Marcello si manifesta appieno interpretando lui stesso, grazie ad abili e sorprendenti travestimenti, quattro diversi personaggi della storia.“Asino vola” è il racconto autobiografico dell’infanzia di Marcello, nato e cresciuto nella più povera e degradata periferia di Reggio Calabria. Una storia di tenacia e coraggio che lo porterà a realizzare i suoi sogni e a trionfare su un destino buio e avverso. Proprio come nel film, la vita di Marcello ha seguito la stessa incredibile parabola ascendente, portandolo a diventare uno dei attori italiani rivelazione di maggior interesse.

“Asino Vola” è una storia potente e immediata come una favola, particolarmente indicata anche per proiezioni rivolte al pubblico giovane (bambini, famiglie). Il film è prodotto da Tempesta Film / Carlo Cresto-Dina (“Lazzaro felice” di Alice Rohrwacher, premio per la migliore sceneggiatura al 71° Festival di Cannes) con Rai Cinema e con il supporto del Mibact. Il cast comprende Luigi Lo Cascio, Lino Banfi (voce dell’asino Mosè) e Maria Grazia Cucinotta (voce della gallina N’Giulina). Ha partecipato a diversi festival (Evento di chiusura in Piazza Grande al Festival di Locarno) e vinto premi, tra cui quello per il miglior film dal valore educativo all’Italian Contemporary Film Festival Toronto. Il film supporta AILR (Associazione Italiana per la Lotta al Retinoblastoma).

Sinossi
Maurizio è un bambinetto caparbio, cresciuto tra mille avventure solitarie nella fiumara, un piccolo ruscello quasi sempre asciutto dove la gente butta quello che non gli serve più. Maurizio ha fatto di quella discarica il suo magico parco giochi, ed è lì, tra carcasse di automobili trasformate in rifugi e piccoli e grandi tesori trovati là intorno, che matura il sogno di far parte della banda musicale del paese. Il primo a cui Maurizio confida la sua passione è Mosè, il suo amico asino, sempre pronto a consigliarlo e incoraggiarlo, al contrario di N’Giulina, la gallina un po’ bisbetica che lo stuzzica, ingigantisce le sue paure e dipinge i suoi sogni come inutili fantasie. Maurizio inizia a seguire le lezioni nella banda del paese con gli altri bambini, ma presto resta l’unico senza strumento musicale. Mamma Rosa non glielo vuole comprare, perché è un lusso che la famiglia non si può permettere. Ma Maurizio sa che nella situazione in cui si trova non può sbagliare: se vuole realizzare il suo sogno dovrà essere determinato fino alla fine.

Biografia
Marcello Fonte (Reggio Calabria, 1978) è musicista, performer e scultore. Si è avvicinato al cinema passando per la recitazione. “Asino vola” è la sua prima prova da regista.
Paolo tripodi (Reggio Calabria, 1978) dopo la maturità scientifica frequenta il Centro Sperimentale di Cinematografia a Roma, dove si diploma in regia. È regista e co-sceneggiatore di “In casa d’altri”, episodio del film collettivo “Sei pezzi facili”.

Note di regia
“Asino vola” è la storia di Maurizio, un bambino di sette anni che scalcia, lotta e si ostina per affermare il proprio diritto di stare al mondo. È la storia della sua crescita, del travalicamento degli angusti confini della famiglia, per la scoperta del mondo intorno, in cui vuole essere riconosciuto a pieno titolo. Nel raccontare questa storia abbiamo cercato di calarci il più possibile nella soggettività del nostro “eroe”, nella sua percezione, di modo che il mondo intorno a lui sembrasse sospeso tra immaginazione e realtà. Da qui la scelta degli animali parlanti, o l’idea di far interpretare allo stesso attore i ruoli dei maestri di Maurizio, come quella di rivivere gli eventi attraverso il ricordo di Maurizio adulto nel giorno del suo esordio da direttore d’orchestra. Il film è un salto indietro nel tempo, lì dove l’amore per la musica ha avuto inizio. E che risponde a queste domande: da dove vengo? Cosa mi ha reso ciò che sono? Gli eventi casuali della vita, oppure la volontà, la determinazione?

Per il noleggio copie (DCP e Blu-ray) i circoli possono contattare direttamente Francesca Andreoli di Tempesta: tel. 051.0397600, mail: francesca.andreoli@tempestafilm.eu
Per informazioni anche Sara Bovoli: cell. 328/7041727, mail: sara.bovoli@hotmail.it

Guarda il trailer: https://vimeo.com/144504049
Scarica il pressbook.

Cinema Grattacielo

Dopo l’anteprima mondiale al Biografilm Festival di Bologna nel 2017 e i già numerosi passaggi nelle sale d’essai arriva come nuova proposta per i circoli FIC Cinema Grattacielo (2017) di Marco Bertozzi: gli interni pop, le derive psichiche, i miti della vacanza di massa visti attraverso la storia e le storie di un edifico di 27 piani, inaugurato nel periodo della “dolce vita” degli anni Sessanta.

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Cinema grattacielo è disponibile in DCP o Bluray (entrambi con possibilità di selezione sottotitoli in inglese e francese), oltre che in file h264 alta risoluzione. Su richiesta è inoltre possibile ricevere i file in alta risoluzione del manifesto e del pressbook. Il regista potrà accompagnare eventualmente il film fino a metà luglio 2018. Il film è disponibile a tariffe agevolate per tutti i circoli FIC con costi di spedizione a carico del circolo. Per info e contatti: Aurora Palandrani, palandrani@aamod.it (AAMOD – Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, Roma).

Sinossi
Cinema Grattacielo è un film sul Grattacielo di Rimini. Un incrocio di sguardi su una città in verticale che si staglia nello skyline adriatico, una torre di Babele che pulsa, ospita convivenze, incarna immaginari. Un simbolo della città, al pari di altri luoghi storici (dal Ponte di Tiberio all’Arco d’Augusto, dal Tempio Malatestiano ai siti felliniani, come il Grand Hotel e il Cinema Fulgor), il Grattacielo di Rimini accoglie abitanti storici e giovani coppie, commercianti cinesi e ambulanti africani, liberi professionisti e lavoratori del turismo, artisti visivi e studenti universitari.

1959. Mentre a Roma Federico Fellini gira La dolce vita, nella sua città arriva a compimento la costruzione del Grattacielo. Entrambi raccontano l’irruzione della modernità: il cinema e l’architettura del periodo esprimono gli anni del boom economico italiano, ne incarnano i valori e le speranze. il Grattacielo di Rimini diviene un oggetto mitico, ambito dalla nuova borghesia vacanziera, simbolo di una città che risorge prepotentemente dalla guerra (Rimini, dopo Montecassino, fu la città più bombardata d’Italia) per incarnare valori e culture del nuovo “tempo del non lavoro”. Una sorta di American Dream di cui si fanno profeti il sindaco comunista Veniero Accreman e la sua Giunta, sollecitati dall’architetto istriano Raul Puhali, che aveva già realizzato edifici a torre sulle due sponde dell’Adriatico, a Fiume e a Trieste. Un progetto voluto dai “comunisti”, in un Comune “troppo” di sinistra – per questo commissariato più volte dal Governo centrale – che aveva scelto il modello del turismo di massa contro il turismo d’élite…

Nel corso dei decenni il Grattacielo di Rimini conosce alterne fortune seguendo l’andamento di una società (e di una città) in rapida trasformazione. Immortalato alle spalle di Alain Delon nel film cult La prima notte di quiete (Valerio Zurlini, 1972), vive una rapida decadenza, associata a supposte frequentazioni malavitose, a scapoloni d’oro che ne fanno il locus amoenus dei loro libertinaggi sessuali, all’amministratore che fugge in America Latina con i soldi dei sei nuovi ascensori.

Oggi il Grattacielo di Rimini è un alveare di appartenenze diverse, una torre di cento metri svettante su una città e una nazione profondamente cambiate: un museo vivente del design del Novecento che vive quotidianamente le difficoltà fisiche della sua non più giovane età. Appartamenti di sette tipologie differenti per piano, alcuni immensi, uniti da accorpamenti e da fusioni creative; altri piccolissimi, una stanza ricavata fra il cielo e il cemento. Duecento case, una sopra l’altra, tutte così vicine, in una griglia segreta di aggregazioni e risistemazioni che richiama l’antico desiderio dell’uomo di ricreare il suo spazio di vita. E che rappresenta un tentativo di convivenza civile unico per il nostro Paese: un’idea di comunità, una Community appunto, aperta ed includente, come il suo sguardo fra il Mediterraneo e gli Appennini, fra i sud e i nord del mondo.

Biografia regista
Marco Bertozzi (1963), fa parte di quel gruppo di autori che ha contribuito alla rinascita del documentario italiano, con un forte impegno teorico e di promozione culturale. Combina la pratica cinematografia – in film come “Appunti romani” (2004), “Il senso degli altri” (2007), “Predappio in luce” (2008), “Profughi a Cinecittà” (2012) – a una forte componente teorica (in libri come “Storia del documentario italiano” o “Recycled cinema”). Film curator per rassegne sul documentario italiano (con Villa Medici a Roma, la Cinémathèque del Quebec a Montreal, il Festival del cinema di Amiens, in Francia), ha insegnato Cinema documentario al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, al Conservatorio di Scienze Audiovisive di Lugano e, attualmente, all’Università IUAV di Venezia.

Note di regia
Da dieci anni abito al grattacielo di Rimini e quasi subito ho pensato di farci un film. La luce mi colpiva. Una luce non percepibile dal basso, una luce che cambia ogni minuto e sposa ogni cambiamento atmosferico. Le prime immagini le ho girate durante il mio trasloco al grattacielo, poi ho continuato a riprendere amici che andavano e venivano, due gemelli gelatai che abitavano all’ottavo piano, le riunioni condominiali dove si grida e non si capisce niente, le feste con gli appartamenti pieni di gente scalza che grida ubriaca, certi tramonti che non ci si può credere che il sole, le nuvole e la nebbiolina si mischino così bene prima che il buio se li inghiotte.

Nel film vengono utilizzate immagini originariamente girate in pellicola, altre riprese con camere e cassettine MiniDV o DvCam, parti in Betacam, poi in HD o con le ultime GoPro. Questa molteplicità significa diverse tessiture dell’immagine e proprio la diversa grana del film, i tanti formati utlizzati, sono un livello di racconto importante, la pelle rugosa che diviene linea narrativa di forte visività. Montare queste immagini non significa solo ricostruire la storia di un edificio ma anche riflettere sui nostri mutanti modi di vedere. Spazzolare l’archivio contropelo, in un quadro tecnologico, e antropologico, che cambia.

Info: cinemagrattacielo.com

La terra buona

Una nuova proposta per i circoli FIC!
La terra buona (2018), opera seconda del regista piemontese Emanuele Caruso. Il film esce a quattro anni di distanza dal suo primo lungometraggio, “E fu sera e fu mattina” (2014), che rappresentò un caso nazionale tra le produzioni cinematografiche indipendenti, con 43.000 biglietti venduti e poco meno di 300.000 euro di incasso. “La terra buona”, con un budget di 195.000 euro di cui 80.000 raccolti in crowd-funding in azionariato popolare sulla piattaforma “Produzioni Dal Basso” fanno di questo secondo film il record italiano di raccolta fondi per un film per il cinema. Il film è ispirato a una storia vera, girato all’interno del Parco Nazionale della Val Grande, nel cuore del Verbano-Cusio-Ossola.

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Sinossi
Al confine con la Svizzera, in Val Grande, c’è la zona wilderness più grande d’Europa (152km quadrati). Dove non ci sono strade, negozi, paesi, pali della luce o segni dell’uomo. In questa natura incontaminata vive ancora un’ultima persona. Padre Sergio, monaco benedettino di oltre 80 anni, ha passato quasi tutta la vita in una vecchia baita che lui stesso ha ricostruito. Con il monaco abita anche Gianmaria, un piccolo e tozzo uomo dal fare buono, che da diversi anni assiste Padre Sergio in tutti i suoi bisogni. Di ritorno dal paese più vicino per provviste, a quattro ore di cammino fra i monti, Gianmaria si presenta con due persone mai viste prima. Sono due ragazzi disperati, stremati dalla fatica per il lungo cammino ma che stranamente non sono lì per incontrare il vecchio monaco. Stanno invece cercando un’altra persona che, in gran segreto, è ospite da Padre Sergio da oltre un mese, al quale i due nuovi arrivati presentano una richiesta che non può aspettare. Una questione di vita o di morte. Così, il loro arrivo, stravolgerà e metterà a rischio per sempre la pace e la serenità di uno degli ultimi angoli di Paradiso rimasti in Terra.

Del tutto inedite le modalità di produzione del film: in stretta collaborazione con l’Associazione Alpe Capraga, gli abitanti di Capraga (VCO), ultima borgata della Val Grande raggiungibile in auto, hanno messo a disposizione le  loro  abitazioni per  il  periodo  delle  riprese, che si sono svolte nell’estate del 2016 per due mesi. Per abbattere i costi di produzione è stato allestito un campus creativo ad alta quota; alcune aziende del territorio hanno fornito alimenti e materie prime, cucinati ogni giorno sul set dai ragazzi dell’Istituto Alberghiero Formont, che si sono alternati nelle sei settimane di lavorazione.

Note di regia
Per il mio secondo film ho scelto una storia vera che è fermentata dentro di me alcuni anni prima di vedere la luce. Quella di un monaco che ho conosciuto nel 2014: Padre Sergio de Piccoli. Eremita a Marmora a 1.500 metri d’altezza in Val Maira aveva costruito negli ultimi 40 anni della sua vita una bibilioteca con 80.000 volumi alcuni anche rarissimi del 500. Pezzi unici arroccati come in un labirinto in una biblioteca/monastero che sprigionava un fascino incredibile. Quanto Padre Sergio è mancato a 83 anni nel Settembre 2014 ho deciso di ispirarmi alla sua figura per raccontare “La terra buona”. Ma le storie vere che racconto nel film in realtà sono tre. E hanno una particolarità: sono storie che non si sono mai incontrate nella vita reale. C’è infatti quella di Mastro, oncologo in fuga dall’Italia per le sue idee poco convenzionali sulla ricerca sul cancro e infine quella di Gea, ragazza malata con pochi mesi di vita che si aggrappa a un ultimo disperato tentativo per guarire.

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Il ballo dei giganti di Nola

Una nuova proposta per i circoli FIC. Un documentario di Antonio Iorio sulla celebre Festa dei Gigli a Nola in onore di San Paolino. Un viaggio alla radici della tradizione e del folklore.

foto piazza Il ballo dei Giganti di Nola è l’opera prima del giovane e poliedrico Antonio Iorio, che ha visto premiato il proprio lavoro con l’invito e la proiezione a Manhattan del suo docufilm nel febbraio 2016, in occasione della rassegna sul folklore italo-americano organizzata dal Calandra Institute della City University of New York (uno dei più prestigiosi dipartimenti di antropologia a livello mondiale).

Il ballo dei Giganti di Nola, di Antonio Iorio
Durata 90’
Lingue: Italiano/ Napoletano
Sottotitoli: Ita/ Inglese
Genere: Docufilm
Colore
Speed: 25 fps
Aspect Ratio: 16/9
Anno: 2015

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Info: antonio@i-orion.it / T. 393.9491311 / FB

I ricordi del fiume

Un film di Gianluca e Massimiliano De Serio, a condizioni tariffarie speciali per sale e circoli affiliati FIC.

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I ricordi del fiume di Gianluca e Massimiliano De Serio, prodotto da La Sarraz Pictures con Rai Cinema, dopo la presentazione in anteprima mondiale alla 72ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e al prestigioso festival svizzero Visions du Réel, è approdato nelle sale italiane distribuito da La Sarraz Pictures.

I ricordi del fiume è un film documentario sul Platz, una delle più grandi baraccopoli d’Europa, situata sugli argini del fiume Stura a Torino, in cui vivevano oltre mille persone di diverse nazionalità prima che un progetto di smantellamento si abbattesse sulla comunità di più di mille persone che lo abitava. In una labirintica immersione, I ricordi del fiume ritrae gli ultimi mesi di esistenza del Platz, tra lacerazioni, drammi, speranze, vita.

Per i circoli aderenti alla FIC, il film dei due talentuosi autori torinesi – già noti per il pluripremiato Sette Opere di Misericordia (2011) – è disponibile a condizioni di noleggio speciali e molto vantaggiose che potete verificare semplicemente scrivendo un’email a lasarrazdistribuzione@gmail.com o telefonando allo 011 5534260.
La distribuzione fornirà il supporto richiesto dalle singole sale (dcp, blu-ray, dvd, formato file in alta qualità) oltre manifesto e locandine. È possibile anche richiedere la presenza degli autori rimborsando le spese per viaggio e pernottamento.

I RICORDI DEL FIUME
di Gianluca e Massimiliano De Serio
Durata 96’
Lingue: Italiano/ Romeno
Sottotitoli: Ita/ Inglese
Colore
Speed: 25 fps
Aspect Ratio: 16/9
Anno: 2015

Info: lasarraz.com/it/distribuzione / Antonietta Bruni- La Sarraz Pictures srl lasarrazdistribuzione@gmail.com T. 011 5534260 / FB facebook.com/lasarraz.distribuzione