La terra buona

Una nuova proposta per i circoli FIC!
La terra buona (2018), opera seconda del regista piemontese Emanuele Caruso. Il film esce a quattro anni di distanza dal suo primo lungometraggio, “E fu sera e fu mattina” (2014), che rappresentò un caso nazionale tra le produzioni cinematografiche indipendenti, con 43.000 biglietti venduti e poco meno di 300.000 euro di incasso. “La terra buona”, con un budget di 195.000 euro di cui 80.000 raccolti in crowd-funding in azionariato popolare sulla piattaforma “Produzioni Dal Basso” fanno di questo secondo film il record italiano di raccolta fondi per un film per il cinema. Il film è ispirato a una storia vera, girato all’interno del Parco Nazionale della Val Grande, nel cuore del Verbano-Cusio-Ossola.

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Sinossi
Al confine con la Svizzera, in Val Grande, c’è la zona wilderness più grande d’Europa (152km quadrati). Dove non ci sono strade, negozi, paesi, pali della luce o segni dell’uomo. In questa natura incontaminata vive ancora un’ultima persona. Padre Sergio, monaco benedettino di oltre 80 anni, ha passato quasi tutta la vita in una vecchia baita che lui stesso ha ricostruito. Con il monaco abita anche Gianmaria, un piccolo e tozzo uomo dal fare buono, che da diversi anni assiste Padre Sergio in tutti i suoi bisogni. Di ritorno dal paese più vicino per provviste, a quattro ore di cammino fra i monti, Gianmaria si presenta con due persone mai viste prima. Sono due ragazzi disperati, stremati dalla fatica per il lungo cammino ma che stranamente non sono lì per incontrare il vecchio monaco. Stanno invece cercando un’altra persona che, in gran segreto, è ospite da Padre Sergio da oltre un mese, al quale i due nuovi arrivati presentano una richiesta che non può aspettare. Una questione di vita o di morte. Così, il loro arrivo, stravolgerà e metterà a rischio per sempre la pace e la serenità di uno degli ultimi angoli di Paradiso rimasti in Terra.

Del tutto inedite le modalità di produzione del film: in stretta collaborazione con l’Associazione Alpe Capraga, gli abitanti di Capraga (VCO), ultima borgata della Val Grande raggiungibile in auto, hanno messo a disposizione le  loro  abitazioni per  il  periodo  delle  riprese, che si sono svolte nell’estate del 2016 per due mesi. Per abbattere i costi di produzione è stato allestito un campus creativo ad alta quota; alcune aziende del territorio hanno fornito alimenti e materie prime, cucinati ogni giorno sul set dai ragazzi dell’Istituto Alberghiero Formont, che si sono alternati nelle sei settimane di lavorazione.

Note di regia
Per il mio secondo film ho scelto una storia vera che è fermentata dentro di me alcuni anni prima di vedere la luce. Quella di un monaco che ho conosciuto nel 2014: Padre Sergio de Piccoli. Eremita a Marmora a 1.500 metri d’altezza in Val Maira aveva costruito negli ultimi 40 anni della sua vita una bibilioteca con 80.000 volumi alcuni anche rarissimi del 500. Pezzi unici arroccati come in un labirinto in una biblioteca/monastero che sprigionava un fascino incredibile. Quanto Padre Sergio è mancato a 83 anni nel Settembre 2014 ho deciso di ispirarmi alla sua figura per raccontare “La terra buona”. Ma le storie vere che racconto nel film in realtà sono tre. E hanno una particolarità: sono storie che non si sono mai incontrate nella vita reale. C’è infatti quella di Mastro, oncologo in fuga dall’Italia per le sue idee poco convenzionali sulla ricerca sul cancro e infine quella di Gea, ragazza malata con pochi mesi di vita che si aggrappa a un ultimo disperato tentativo per guarire.

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